L'informazione non è un optional, ma è una delle condizioni essenziali dell'esistenza dell'umanità. La lotta per la sopravvivenza, biologica e sociale, è una lotta per ottenere informazioni.


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Kaleidoscope (1615)

Free Lance International Press

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September 22, 2025

September 19, 2025

Il recente via libera della Camera alla riforma della giustizia segna un momento decisivo per il sistema giudiziario italiano. Si tratta di una tappa fondamentale di un percorso lungo e complesso, che vede Forza Italia da sempre in prima linea per garantire efficienza, equità e trasparenza nella macchina della giustizia. È una riforma che porta con sé il peso della storia, il valore del cambiamento e il segno indelebile dell’impegno politico e personale del Presidente Silvio Berlusconi, che più di ogni altro ha denunciato e combattuto gli abusi e le distorsioni generate da una magistratura non sempre fedele ai principi costituzionali di terzietà e imparzialità. Il cuore della riforma è la separazione delle carriere tra Magistrature giudicante e requirente, una misura attesa da decenni e mai realizzata fino ad oggi. Con l’istituzione di due distinti Consigli Superiori della Magistratura, viene finalmente riconosciuta l’esigenza di garantire autonomia e indipendenza reale a ciascuna funzione, evitando commistioni che, nel tempo, hanno contribuito ad alimentare dinamiche correntizie e logiche di appartenenza ideologica.

 

La separazione delle carriere non è, come qualcuno ha voluto far credere, un attacco all’autonomia della Magistratura, bensì un rafforzamento delle garanzie costituzionali che tutelano i diritti dei cittadini e il corretto funzionamento del processo. Peraltro, la riforma non si ferma qui, tra i punti qualificanti vi è anche la nascita dell’Alta Corte disciplinare, un organo terzo e indipendente deputato a giudicare le condotte dei magistrati, ponendo fine a quella pericolosa autoreferenzialità che ha spesso protetto comportamenti discutibili e quando non apertamente lesivi della dignità delle istituzioni. Insieme a questa novità, l’introduzione del sorteggio per la nomina dei membri togati del CSM che rappresenta un ulteriore passo verso la trasparenza e l’equilibrio, spezzando il meccanismo opaco delle correnti, e riportando il merito e l’indipendenza al centro del sistema. Questa riforma, tanto attesa quanto osteggiata da chi difende privilegi e status quo, rappresenta una conquista di civiltà. Per l’Italia significa voltare pagina dopo anni di abusi, fughe di notizie pilotate, processi mediatici e carriere condizionate da appartenenze politiche. Tutto questo significa ridare fiducia ai cittadini, agli imprenditori e agli investitori internazionali, che chiedono regole certe, giudici imparziali, e tempi di giustizia compatibili con un Paese moderno. Ed il merito di questo risultato va riconosciuto a Forza Italia e al suo fondatore, Silvio Berlusconi, che ha trasformato le sue battaglie personali in una causa di libertà e giustizia per tutti. Una visione che oggi trova concreta realizzazione e che merita di essere completata con il via libera definitivo del Parlamento. Sarebbe la degna conclusione di una lunga battaglia politica e ideale, ma soprattutto l’inizio di una nuova stagione per la giustizia italiana, più giusta, più libera e, finalmente, al servizio dei cittadini.

September 18, 2025

Parlare oggi di “occupazione” come origine del conflitto israelo-palestinese significa ignorare la storia o, peggio, riscriverla. Nel 1964, quando nacque l’OLP, Gaza era sotto controllo egiziano, la Cisgiordania era giordana. Israele non occupava quei territori. E allora perché nacque l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina? Non certo per liberare Gaza o Ramallah, ma per cancellare Israele. Lo dichiaravano apertamente: eliminare lo Stato ebraico, gettare gli ebrei nel mare. E questa è la radice autentica del conflitto, ben lontana dalla retorica dell’occupazione. Nel 1967, Israele reagisce a una minaccia militare concreta e prende il controllo di Gaza e Cisgiordania nella Guerra dei Sei Giorni. Da allora, prova ripetutamente a trattare con i palestinesi, offrendo loro pace e territori. Nel 2000, Ehud Barak propone il 97% dei territori richiesti. Rifiutato. Come sempre. Poi arriva il 2005: Israele si ritira da Gaza. Smantella insediamenti, rimuove con forza i propri cittadini, perfino le tombe degli ebrei per proteggerle da profanazioni. Nessun ebreo, né vivo né morto, resta a Gaza. E ancora: Israele lascia le serre, infrastrutture agricole funzionanti che esportavano milioni di fiori in Europa. Un intero settore economico regalato, con il supporto anche di imprenditori privati internazionali. Cosa fanno i palestinesi nelle prime 24 ore? Distruggono tutto ciò che era stato impiantato da Israele dalle sinagoghe alle serre e, persino, gli impianti. Iniziano a smantellare e non a costruire.

Peraltro, poi, arrivano le elezioni ed Hamas prende il controllo. Una donna, la prima donna eletta si vanta pubblicamente di aver mandato tre suoi figli a morire da attentatori suicidi e promette di sacrificarne altri sette. Con queste dichiarazioni fu celebrata la democrazia? È questa la guida politica che avrebbe dovuto costruire uno Stato? Hamas non ha liberato Gaza, anzi l’ha trasformata in una prigione. E con tutti quei miliardi ricevuti in aiuti internazionali invece di investire in ospedali, scuole ed infrastrutture civili, ha costruito una rete di tunnel sotterranei più vasta della metropolitana di New York. E non per difendere i civili, ma per trasportare armi ed organizzare attentati. Gaza aveva tutto per diventare una Singapore del Medio Oriente. È stata un’occasione storica, ma è stata sprecata. E allora, chi continua a parlare solo di “occupazione” dovrebbe guardare ai fatti. Per decenni, il popolo palestinese ha avuto opportunità concrete per costruire pace e prosperità, ma le ha rifiutate. Purtroppo, ha scelto la via della distruzione, della propaganda e del martirio, come identità nazionale. La sofferenza dei civili palestinesi è reale, ma non è tutta colpa di Israele. È frutto anche, e soprattutto, di una guida politica che ha preferito la guerra alla convivenza e la morte alla vita. Riposizionare la storia al centro del dibattito non significa negare le sofferenze, ma smascherare le narrazioni distorte che impediscono una soluzione reale e finché il mondo, giustificherà tutto, in nome di una presunta occupazione, continuerà a condannare i palestinesi a restare ostaggi del loro stesso passato.

September 14, 2025

     La "falsa" sorgente

Il Danubio è il secondo fiume, per lunghezza, dell’Europa dopo il Volga: 2.860 km dalla sua sorgente a Donaueschingen nella Foresta Nera (Germania) al grande delta nel Mar Nero sul confine tra Romania e Ucraina, dopo aver attraversato Germania, Austria, Ungheria, Croazia, Serbia e segnato il confine tra Bulgaria e Romania.

Interessante è sapere che è, da decine di secoli, un'importante via navigabile. Conosciuto nella storia come una delle frontiere dell'Impero romano, il fiume oltre a scorrere entro i confini dei paesi citati ha un bacino idrografico che comprende parte di altri nove paesi: Italia (0,15%), Polonia (0,09%), Svizzera (0,32%), Repubblica Ceca (2,6%), Slovenia (2,2%), Bosnia ed Erzegovina (4,8%), Montenegro, Macedonia del Nord e Albania (0,04%). Questo significa che indirettamente è causa dei diversi idro-micro-climi vitivinicoli.

I vari affluenti del Danubio hanno una notevole variabilità nel loro regime: oceanico della Baviera occidentale, di montagna in Austria, di pianura in Ungheria fino alla foce.

    La "vera"sorgente

Le prime vigne le incontriamo subito dopo il confine con l’Austria.

Wachau una regione vinicola famosa per i suoi vigneti terrazzati e ripidi lungo il fiume, dichiarata Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO. Produce principalmente Grüner Veltliner e Riesling, con vini noti per la loro eleganza e mineralità;

Wagram che si estende a nord, nella Bassa Austria, ed è nota per i suoi vini bianchi croccanti prodotti su terreni di löss, ideali per il Grüner Veltliner e il Roter Veltliner;

Kremstal, Kamptal, Traisental, tre regioni, situate lungo affluenti del Danubio, producono vini bianchi di alta qualità, soprattutto Grüner Veltliner e Riesling, e sono riconosciute per la loro denominazione DAC (Districtus Austriae Controllatus).

Carnuntum situata a est di Vienna, questa regione produce vini rossi, in particolare Blaufränkisch, Zweigelt ma anche Grüner Veltliner e offre un'esperienza vinicola con jazz brunch e degustazioni negli Heuriger (taverne tipiche).

            Vigneti a Wachau

Vienna, la capitale austriaca, la città sul “bel Danubio blu”, che ospita vigneti e Heuriger in diversi quartieri, offrendo un'esperienza enologica unica, come il Wiener Gemischter Satz DAC, un vino bianco prodotto con diverse varietà di uve coltivate insieme.

Il Danubio è così giunto alla frontiera con l’Ungheria. Qui la vite è stata coltivata sin da quando il paese faceva parte dell’impero romano con il nome di Pannonia. Il grande fiume l’attraversa da nord a sud dividendola di fatto in due parti. L’area vinicola interessata direttamente dal Danubio è quella posta a sud: Transdanubio Meridionale e parte della Pannonia meridionale.

Comprende diverse zone vinicole, tra cui Pécs, Szekszárd, Pustan,  la regione di Villany e Mecsek.

Villány è famosa per i suoi vini rossi robusti, spesso paragonati a quelli di Bordeaux, e per le varietà Cabernet Franc e Kékfrankos;

Szekszárd è nota per i suoi vini rossi di Kadarka, meno complessi e più rotondi;

Pécs è il distretto più caldo e arido con terreni vulcanici;

     Vigneti a Pecs

Pustan da sempre il serbatoio del vino da tavola.  Si dice, si racconta che qui, con i terreni sabbiosi la fillossera si arrese. Tanta produzione;

Mecsek ultima frontiera vinicola ungherese.

Pochi chilometri e il grande fiume entra in Croazia segnando il confine con la Serbia.

In sintesi il Danubio attraversa diverse regioni vinicole rinomate, ognuna con le sue caratteristiche uniche e specialità, offrendo un'esperienza enologica diversificata e di alta qualità. Continua…

 

La sensazione di piacere sensoriale che si prova immersi nelle differenti piscine dell’Hotel Continental Terme continua anche uscendo dall’acqua attraverso l’esperienza culinaria proposta dal “suo” ristorante “Sapori”.

E ‘un vero e proprio percorso gustativo centrato sulla cucina mediterranea in un connubio sapiente di tradizione e innovazione capace di catturare il gusto attraverso percezioni differenti.

La mediterraneità delle ricette proposte è caratterizzata dalla semplicità che non diventa banalità grazie alla cucina dello chef Francesco di Manso. La peculiarità nella preparazione dei piatti è espressa nell’uso armonico ed equilibrato degli ingredienti, interazione esaltata anche dalla scelta della qualità dei prodotti, naturali utilizzati secondo stagione e prevalentemente a km 0.

Tra le proposte di primi più gettonati nel periodo di Ferragosto troviamo la pasta alle tre patate, creativa interpretazione della ricetta classica.  Preparata con pasta mista in cui si amalgamano patate rosse, gialle e viola, fiori di zucca e gocce di ricotta di “fuscella” aromatizzata al basilico. Una ricotta fresca, di latte vaccino, lavorata senza aggiunta di conservanti in un cestello bucato, la “fuscella”, prodotto tipico del territorio napoletano da cui il nome.

Molto apprezzati da tutti, da me in primis, anche la linguina alle vongole veraci su crema di ceci con emulsione di olio al prezzemolo e il panciotto di melanzane e scamorza su “nduja” con fusione di burrata, pomodorini confì e lamelle di tartufo nero.

Tra i secondi al profumo di mare evidenzierei “il gambero rosso con emulsione al lime, stracciata di bufala e sfere allo zafferano”, “il tonno rosso con emulsione agli agrumi e sfere di pistacchio” e la calamarata di gamberi con tartufo nero e zester di limone.

Un posto speciale hanno le verdure e le erbe aromatiche dell’isola ed è per questo che ogni giorno sono servite in buffet come antipasto self. Tutti le assaggiano perché aprono stomaco e cuore, ti ricordano la fertilità della terra ischitana con i suoi saporiti ortaggi mediterranei, tra cui pomodorini, zucchine, finocchi e broccoli. Le melanzane sono esaltate dallo chef in una parmigiana coppata su crema al basilico e cialda croccante di parmigiano.

Chiudere pranzo o cena con un dolce significa abbandonarsi alle delizie napoletane, non a caso utilizzo questo vocabolo perché gusteremo delizia al limone, sfogliatella, pastiera, cassata e struffoli.

E dopo queste delizie vorrei sottolineare quanto sia importante la comunicazione on line nella ristorazione a cui occorre dare continuità, migliorandola e diversificando la visibilità in rete perché oggi è un percorso in fieri. Occorre in questo campo lavorare sempre più e diversamente visto che la visibilità su internet è chiave di conoscenza e successo e consente poi di mantenerlo trasmettendo i valori che danno vita all’offerta.

Nel ristorante “Sapori” è intensa e funzionale l’interazione che a pranzo e a cena si costruisce tra cucina, personale e clienti.

Quando entri nel ristorante ti senti subito a tuo agio non solo per l’ambiente curato e tipicamente mediterraneo ma perché sei ben accolto da camerieri e maître che sapientemente personalizzano la comunicazione in funzione di ciascuno tavolo individualizzando le spiegazioni in riferimento alle peculiarità del menu e prestando attenzione ai bisogni e ai desideri espressi o intuiti di ogni cliente. Non facile né scontato saperlo fare ed è per questo che i maître del ristorante, tra cui Antonio che ho conosciuto più direttamente, sono risorsa non da poco insieme al personale tutto, incluso quello della reception a cui va una nota speciale per Gegé.

Il Continental Terme ha in sintesi “sapori” da scoprire il che può aggiungere punti alla motivazione che lo ha privilegiato nella scelta, di vacanza o di lavoro non importa perché in entrambi i casi sa produrre BEN ESSERE.

 

 

 

 

 

September 11, 2025
  Antonio Tajani

L’aula del Parlamento dovrebbe essere il luogo del confronto politico serio, anche acceso, ma sempre rispettoso delle istituzioni e del ruolo di chi le rappresenta. Quanto accaduto nelle ultime ore ai danni del ministro degli Esteri Antonio Tajani rappresenta invece uno scivolamento grave nel linguaggio e nel metodo del dibattito politico. La senatrice del Movimento 5 Stelle, Alessandra Maiorino, in un intervento dai toni volutamente provocatori, ha definito Tajani un “influencer prezzolato”, un’accusa che va ben oltre il dissenso legittimo e si inserisce in una strategia ormai ricorrente del M5S di delegittimare gli avversari, non attraverso il confronto sulle idee, ma colpendo sul piano personale e insinuando sospetti. L’On. Antonio Tajani, uomo delle istituzioni, con una lunga carriera politica alle spalle sia in Italia che in Europa, ha dimostrato equilibrio, competenza e senso delle istituzioni.

È innegabile che la sua comunicazione pubblica sia efficace e moderna, ma ridurre il suo ruolo a quello di un semplice “influencer” significa ignorare il lavoro diplomatico che sta portando avanti in un contesto internazionale sempre più complesso. Parlare di “prezzolamento”, termine che allude a corruzione o servilismo, è qualcosa di ancora più grave, che getta fango senza portare alcun contributo utile alla discussione. Il Movimento 5 Stelle, che si è fatto promotore di una politica “differente”, rischia sempre più spesso di ricadere in un populismo urlato e privo di contenuti. Invece di proporre alternative serie, preferisce colpire le figure più esposte del governo con accuse al limite della diffamazione, facendo leva sulla rabbia e sulla sfiducia. Ed è proprio in momenti come questi che la politica dovrebbe dare prova di maturità e responsabilità. L’On. Tajani, dal canto suo, ha scelto di non scendere al livello della polemica personale, rispondendo con sobrietà e fermezza. Un comportamento che conferma la sua postura istituzionale e il suo rispetto per il ruolo che ricopre. Se la politica italiana vuole recuperare credibilità, dovrebbe prendere esempio da chi, come lui, difende le proprie idee senza bisogno di insultare gli altri. L’attacco gratuito della senatrice del M5S è un segnale preoccupante e peraltro quando si esauriscono gli argomenti, resta solo l’invettiva. Tuttavia la dignità del confronto democratico merita ben altro.

September 10, 2025

Alessandro Barbero era insieme a Marco Travaglio la sera del 9 settembre 2025 nell'arena grande del Circo Massimo, ovvero neanche troppo grande abbastanza per contenere il dibattito serale gremito di gente, di quella sera della Festa del Fatto Quotidiano 2025. Erano loro due per fortuna anche su maxi-schermo a parlare di guerre giuste/sbagliate, paci giuste/sbagliate, Diritto Internazionale, genocidi, odio ancestrale/storico, "...la storia...tanto difficile da capire nel presente... " ribadiva il Prof. Alessandro. 

Ottima iniziativa, ancora in corso fino al 14 settembre a tutte le ore e quella al top, di Barbaro/Travaglio, è stata catalizzante per tanti "giovani progressisti": peraltro, per quanto grande potesse essere statal'arena appunto, non tutte le persone sono entrate nello spazio adibito. Quindi - come da foto da me scattate - le persone si sono accalcate allegramente e ordinatamente, sedute, in piedi, lungo i bordi sopra-elevati del Circo Massimo, lungo le passerelle metalliche, sui prati intorno, sulle transenne e sulle impalcature! Bellissimo: un popolo sufficientemente giovane che per ben due ore e mezzo è stato in rispettoso silenzio ad ascoltare e ad applaudire il grande Alessandro Barbero e le interessanti domande del Direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio! Non sembra vero: schiere di giovani normalmente "aperitivanti seriali", sempre con il cellulare in mano a fare messaggini sciocchi e ripetitivi, ora erano, al Circo Massimo, ad "ascoltare" e non solo a "sentire". Vi è differenza. Non sembra vero: erano ad ascoltare la storia dell'Europa, in silenzio, per ore, per capire le vere origini delle guerre, sostanzialmente risultato di paci ingiuste e da scorrettezze rispetto ai trattati firmati. Si possono portare ad esempio gli accordi di Minsk da parte dei nazisti ucraini o gli accordi di Oslo e dell'ONU da parte dei nazisti sionisti, che stanno cacciando cristiani, veri ebrei e palestinesi dalle loro terre, dalla Palestina (...da Cipro, dalla Sardegna e da altri territori che gli fanno gola, adesso che scappano dai missili iraniani... che non si aspettavano a Tel Aviv...). 

Quindi guerre giuste/sbagliate, paci giuste/sbagliate: circa 20.000 persone giovani, attente, la maggior parte ipnotizzate dalle parole di Barbero, che spiegava la Pace Giusta di Westfalia, dopo la guerra dei trent'anni di odio religioso assoluto, la Pace Ingiusta di Versailles, dopo la prima guerra mondiale,... Barbero, stimolato da Travaglio e dagli applausi del pubblico, spiegava "... la lama scagliata sul terreno nemico da parte dei romani ...era per dichiarare UFFICIALMENTE guerra...": cosa che ormai non si fa più! Si mandano bombe dappertutto, droni dappertutto, senza dichiarare guerra!! Si pensi alle bombe lanciate dai nazisti ucraini in Donbass dal 2014 al 2022, prima che Putin rimettesse le cose in ordine, dopo il colpo di stato di Maidan del 2014, organizzato dagli amici di Vittoria Nuland, vista in piazza nel 2014 in prima linea, senza averne la cittadinanza. In Ukraina non doveva mettere piede neppure Hunter Biden, e nemmeno i complici del servizio segreto MI6 inglese o gli amicucci NATO, piazzati lì da tempo. Purtroppo per loro però, recentemente, sono stati uccisi dai bombardamenti mirati russi in 63, ovvero mirati dopo che due ufficiali inglesi della NATO sono stati “pescati” in Ucraina: hanno "cantato" sulla posizione delle pseudo-basi NATO illecite sul territorio ucraino e i siti sono stati polverizzati. Peraltro alla NATO dovrebbe dichiarare guerra alla Ucraina visto che ormai è chiaro che gli attentati ai gasdotti tedeschi - quindi ad un membro NATO, ovvero il North-stream 1 e 2 - sono stati organizzati da ucraini insieme a servizi segreti deviati occidentali...tutto ovviamente svolto con i soldi dei cittadini europei. Sui quali Barbero giustamente ha detto, sul palco del Fatto Quotidiano, che "...sarebbero soldi da spendere per la sanità e per la scuola ... altro che per le armi per l'Ucraina...!! 

Ma veniamo al punto saliente del titolo di questo articolo: se tanti "giovani progressisti" presuntivamente più di sinistra che di destra, sono stati tanto intelligenti, saggi, rispettosi, volenterosi, strategici, intellettuali, sociali, socievoli, intuitivi, curiosi, costituzionali e aggiungete voi altri aggettivi positivi possibili per questa serata meravigliosa partecipata con Barbaro e Travaglio al Circo Massimo, come mai questi stessi "giovani progressisti", si ribadisce presuntivamente più di sinistra che di destra, non ci hanno seguito nelle manifestazioni contro le violazioni della Costituzione sul green-pass e i vaccini killer?

Come mai non ci hanno seguito ed anzi ci hanno spesso isolato, vituperato, bloccato sui telefonini per non ricevere notizie sulla verità: eppure era già chiaro intuitivamente, fin da subito, che si trattava di vaccini bio-weapon con brevetto militare, come ormai ammesso e desecretato! Erano troppo presi dalle loro palestre ed aperitivi/birrerie/stadi da frequentare? Erano troppo deboli da incalzare contro Conte, Speranza e Draghi, che proponevano fake news sull'efficacia dei vaccini e sull'eticità del vaccinarsi? Etica? Basta riascoltare le registrazioni decretate del Comitato Tecnico Scientifico COVID19: tutti da galera o quasi. Adesso dopo tre anni, sono state ammesse/ riconosciute tutte queste verità? Ed i morti da vaccino? E le famiglie rovinate da infiammazioni ovunque, ictus, turbo-cancri, miocardite, herpes Zooster, autismo? Si possono ancora svegliare? Perché quei "giovani progressisti" hanno rifiutato i dettami costituzionali ed hanno permesso ai loro aguzzini nelle università, negli ospedali, nelle scuole, di sottoporsi ad un siero sperimentale senza "Prescrizione Medica Limitativa RRL" prevista dalla lettera AIFA del 20 dicembre 2020? Comunque ora, a verità scoperte sui vaccini COVID-19, loro, ancora giovani e magari con mutui da pagare, possono avere un risarcimento per ogni dose di vaccino fatta, anche senza aver avuto effetti collaterali: basta cercarmi su Messenger/Facebook e gli spiego tutta la procedura.

Noi "popolo di controllo incontaminato", non vaccinato, ci mettiamo a disposizione per questi "giovani progressisti", che stanno risollevando la testa, su Gaza, sulle tasse universitarie, sulle liste di attesa della sanità pubblica, sui mutui speculativi... saremo insieme quindi nelle prossime elezioni politiche, con quei piccoli partiti ora fuori dal Parlamento, che ci hanno salvato dai vaccini, da nuovi lockdown, dalla presenza dell'Italia in nuovi accordi con l'OMS e, solo dopo, potremmo vincere insieme: contro sionisti, nazisti ucraini, Big Pharma banche speculative, Fondi speculativi finanziari, mutui speculativi, espropri coatti della falsa "green-economy", aste giudiziarie speculative e quant'altro. Giovani di sinistra e di destra insieme - categorie ormai inutili in questo sfascio totale dei diritti umani e del Diritto Internazionale: entrambi parte del POPOLO SOVRANO giusto, previsto dalla COSTITUZIONE italiana, negli articoli fondamentali: "... la Patria appartiene al POPOLO SOVRANO .." e l'accordo di Cassibile del 1943 si può stralciare prima della scadenza... si è esagerato troppo nel vituperare e massacrare il POPOLO SOVRANO italiano.

 

September 07, 2025

  

September 06, 2025

Nel comunicato diffuso il 28 agosto 2025, la CGIL insieme a FP CGIL e FLC CGIL denuncia quello che definisce un “attacco senza precedenti” alle pensioni dei dipendenti pubblici da parte del Governo. Il tono, come spesso accade, è apocalittico: si parla di tagli retroattivi, di violazione della Costituzione, di decurtazioni da decine di migliaia di euro su pensioni medie e alte, di oltre 700.000 lavoratori colpiti e 33 miliardi “scippati” nel tempo allo Stato sociale. Una narrazione che, ancora una volta, preferisce lo scontro alla responsabilità, il clamore alla verità, e l’ideologia alla concretezza. Il sindacato più rappresentativo del Paese si comporta da partito d’opposizione, ma senza mandato elettorale. Non si limita a rappresentare e tutelare i propri iscritti nel contesto lavorativo – cosa che dovrebbe essere il suo unico, sacrosanto obiettivo – ma si erge a giudice morale e politico, emettendo sentenze contro qualsiasi iniziativa legislativa che non rientri nel suo recinto ideologico. In questo caso, accusa il governo di voler colpire i lavoratori pubblici per riequilibrare la spesa pensionistica. Peraltro, tralascia volutamente il fatto che la sostenibilità del sistema è una priorità condivisa da ogni governo europeo, e che il pubblico impiego italiano gode di trattamenti pensionistici ancora più favorevoli rispetto a molte categorie private. La CGIL ignora, nel suo comunicato, il problema di fondo che l’Italia ha una spesa pensionistica tra le più alte in Europa, oltre il 16% del PIL, e il rapporto tra lavoratori attivi e pensionati è in costante peggioramento.

Il sindacato non propone soluzioni, non avanza correttivi seri, non lavora per trovare un equilibrio tra giustizia sociale e sostenibilità, ma preferisce agitare il proprio elettorato interno, alimentare il risentimento, e creare uno scontro permanente tra lavoratori ed istituzioni, come se ogni riforma fosse una provocazione e non una necessità. Ma la parte più ipocrita del comunicato è la pretesa di purezza politica: la CGIL condanna con durezza le ipotesi dell’attuale governo, ma tace o minimizza ciò che è accaduto in passato. Nessuna parola sull’autore della riforma più traumatica degli ultimi decenni, Elsa Fornero, che nel 2011 – con un governo sostenuto dal centrosinistra – ha alzato l’età pensionabile, tagliato la pensione anticipata, cancellato le finestre di uscita e generato il dramma degli esodati, veri fantasmi del sistema previdenziale. La CGIL, allora, si limitò a qualche manifestazione simbolica, accettando di fatto la logica emergenziale e scaricando il prezzo su centinaia di migliaia di lavoratori, molti dei quali suoi iscritti.

Nessuna campagna di denuncia quotidiana e nessuna crociata mediatica come quella odierna. Perché? Forse perché allora i responsabili non sedevano nei banchi della destra, ma in quelli del “campo progressista”? Il sindacato dovrebbe essere un soggetto serio, che contratta, che conosce i numeri e che sta vicino al lavoratore in modo concreto. Invece, la CGIL si comporta come un organismo politico extraparlamentare attaccando selettivamente, urlando “diritti calpestati” ad ogni riforma scomoda e non ha più il coraggio di confrontarsi con la realtà. Una realtà difficile, in cui servono correzioni strutturali, equità tra generazioni, uscita graduale e sostenibile dal lavoro, e sistemi misti di previdenza. Tutto questo è ignorato in favore di slogan, retorica e vittimismo organizzato. Il comunicato della CGIL non è un grido d’allarme in difesa dei lavoratori, ma un manifesto ideologico contro chiunque non parli il linguaggio della sinistra sindacale. La pretesa di rappresentare “tutti i lavoratori” si sgretola di fronte all’evidente strumentalizzazione politica. E il risultato è, che la voce sindacale perde autorevolezza proprio dove dovrebbe essere più forte e specialmente nei luoghi di lavoro, nella contrattazione, e nella gestione delle crisi aziendali. Se la CGIL vuole davvero tornare a essere un sindacato e non un movimento politico travestito, deve smettere di gridare al lupo ogni volta che il governo affronta un tema scomodo. Deve tornare a trattare, a costruire, a essere credibile anche per chi non vota a sinistra. Altrimenti, continuerà a rappresentare sempre meno lavoratori e sempre più slogan.

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