L'informazione non è un optional, ma è una delle condizioni essenziali dell'esistenza dell'umanità. La lotta per la sopravvivenza, biologica e sociale, è una lotta per ottenere informazioni.

Food & Wine (251)

 
 
 
 
Urano Cupisti
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Frammenti che orbitano qua e là, individuati, carpiti; li commento e condivido con voi.

01 Cover Logo 1280x400 OKL’Expo è terminato. (finalmente. ndr)

Chiusi i battenti dell’Expo gli organizzatori tirano le somme che, comunque le “girino e rigirino”, non tornano. Siamo oltre un mese dalla chiusura e il silenzio, direi tombale, avvolge il tutto. Vuoi vedere che…quanto da noi previsto e preventivato…Ne sentiremo parlare. Tempo al tempo.

Frammento n. 1(ultim’ora)

Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti (Fivi)

logo fiviSabato 28 e Domenica 29 Novembre a Piacenza Expo si è svolto il Mercato dei Vini dei Vignaioli indipendenti aderenti alla FIVI (Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti). La quinta edizione di questa mostra-mercato, ancora una volta, ha centrato i suoi “ambiziosi traguardi”. Ottima l’affluenza del pubblico, trecentotrenta le aziende “ a conduzione familiare” presenti, molto seguite le degustazioni programmate. Cerimonia d’apertura sobria ed essenziale (come nello spirito della Fivi, senza tanti fronzoli), organizzazione dell’evento sostanziale. Riconoscimento dei punti d’affezione (enoteche e ristoranti che propongono, in tutta Italia, i vini di questi vignaioli esponendo lo stemma dell’Associazione. Mostra-Mercato ovvero immergersi nell’Italia vinicola attraverso l’incontro diretto con chi coltiva l’uva e produce personalmente il vino. Vignaioli che, con il proprio lavoro, sono divenuti custodi del territorio e oggi ne sono narratori appassionati ed autentici.

Frammento n. 2

SAM 2260Tenuta di Fiorano. Il Principe Alessandrojacopo Boncompagni ne ha parlato a Firenze.

Location ideale, aristocratica, così come si conviene per la presentazione delle nuove annate e della linea aziendale della “rinata” Tenuta di Fiorano: il Ristorante La Leggenda dei Frati a Villa Bardini. Il Principe Alessandrojacopo Boncompagni, il nuovo principe del vino romano, racconta la storia veramente singolare di un mito che fu degli anni ‘60, la scelta di reimpiantare la storica vigna di famiglia sull’Appia Antica. Ne è uscita rafforzata la leggenda di questi vini riproposti in veste modificata, in particolare nei bianchi, inserendo alcune tipologie di vitigni adatti all Habitat come grechetto e viognier. Passione e precisione nelle parole del Principe. Direi un’ottima partenza.  

Frammento n. 3

i42cimgpsh orig11Vinexpo Hong Kong mette l’Italia al posto d’onore.

Se ne è parlato recentemente a Firenze con Monsieur Guillame Deglise, Direttore Generale di Vinexpo Bordeaux. “Il Salone Internazionale Vinexpo Hong Kong mette l’Italia al posto d’onore nella sua prossima edizione che si svolgerà presso il Convention end Exhibition Centre e rappresenterà il fil-rouge grazie a numerosi eventi, conferenze, degustazioni, animazioni”. Inizia così l’intervista con Mr Deglise. Ma perché proprio l’Italia come ospite d’onore ad un evento francese? “Rendere alla produzione italiana quell’omaggio per aiutarla ad accrescere la sua notorietà e le sue vendite in Asia”. Sbalorditivo direi. Pensierino: il Vinitaly farebbe altrettanto? Ne dubito.

Frammento n. 4

010246 fierautunno bolzanoFiera d’Autunno 2015. L’Alto Adige in vetrina. Nutrisan e Biolife.

500 espositori dislocati su una superficie di 25.000 metri quadri con un ricco programma di eventi e seminari. Questo il segreto del successo della fiera campionaria altoatesina che si è svolta a Bolzano nel mese di novembre. Definita Madre di tutte le fiere regionali è stata sicuramente il centro della pluralità e varietà dell’offerta dando l’occasione ai visitatori di informarsi e fare acquisti di vari prodotti tipici locali, tradizionali ed innovativi su buona parte di settori merceologici. Perla della Manifestazione è stata Nutrisan, il Salone nel Salone delle intolleranze alimentari e della corretta alimentazione. A latere anche Biolife, l’eccellenza regionale biologica del Trentino-Alto Adige.

MaurizioDanese 2Frammento n. 5

L’assemblea dei Soci dell’Ente VeronaFiere ha eletto Maurizio Danese nuovo Presidente per il triennio 2015-2018. “Ringrazio i soci e le istituzioni per la fiducia. Sarà ben corrisposta”. Così ha dichiarato il nuovo Presidente e noi di flipnews gli auguriamo Buon Lavoro! (ed attendiamo i cambiamenti necessari perché, alla fine, questo è ciò che conta).

Osservo, scruto, assaggio e…penso. (urano cupisti)

Non tutto è filato liscio ovvero dire la verità fa bene alla Manifestazione.

 

comunque vada anche con gli evitabili disguidi su eventi collaterali, in questa edizione maggiormente presenti, non all’altezza della propria fama (vedi la cena di gala volutamente “moderna” che ha disatteso la gran parte dei partecipanti, alcuni Master affidati a relatori non del tutto motivati (a volte svogliati) o, come in un caso specifico, ad uno show men).

La cosa che ha maggiormente infastidito in questa edizione è stato quel principio del “rompete le righe” anticipato che a Merano è da sempre elemento di non riconferma per la successiva edizione. È una “piaga” da dover arginare e fermare subito perché, ahimè, molto contagiosa. Mi riferisco ai vini terminati a metà giornata e non riaperti, a tavoli “abbandonati” ore prima della chiusura e, nel caso del Lunedì, “smantellamento” di buon ora con bottiglie piene a metà lasciate abbandonate alla mercé di questo o quello (da sempre una prerogativa, in negativo, del Vinitaly). Tutto questo caratterizza le Manifestazioni Italiane (appunto, Vinitaly in testa) ma non Merano Wine Festival che da sempre ha rispettato i visitatori sulla base del sacrosanto diritto di degustare fino alla fine tutto” vuoi per l’importo pagato per entrare, vuoi per l’impegno a venire da luoghi lontani con l’onere di spesa del caso facilmente immaginabile.

Qualche pecca anche il Lunedì delle “Vecchie Annate” (già registrate nella scorsa edizione e l’inevitabile contagio ha avuto il suo effetto in quella appena conclusasi). Aperte prima dell’orario stabilito e risultate terminate all’orario indicato nel programma, alcune annunciate e non presenti con diverse, banali e lente a capire, giustificazioni.

Non tutto è filato liscio però, in ogni caso, alla fine, Merano è sempre Merano comunque vada ed è sempre una Manifestazione da non perdere assolutamente. Mi auguro che l’Organizzazione conosciuta negli anni passati, attenta, vigile, avveduta e consapevole dell’importanza del grande Evento Annuale dell’Eccellenza, unico nel suo genere, riesca a ricondurre queste che sono ancora nell’ordine di sbavature nel rispetto delle regole sancite e rese vincolanti che da sempre ne sono una forza di “successo”. E grazie alla numerosa presenza di Aziende eccellenti che aspirano a far parte deSAM 2077l gruppo delle elette per il Merano Wine Festival un intervento riequilibratore è possibile.

Intelligenti le due “mosse” innovative che hanno arricchito la Manifestazione: Cult Oenologist e Catwalk Champagne. La prima come il migliore “aperitivo”, la seconda come il miglior “dessert”.

Cult Oenologist, ovvero trovarsi a tu per tu con i più titolati enologi italiani, parlare con loro, apprendere le tecniche di vinificazione ed apprezzarle negli assaggi dei “loro vini”. Dieci enologi e cento vini. Una prima volta che ha impreziosito il MWF.

Catawalk ChampagneCatwalk Champagne, in collaborazione con gli importatori del Club Excellence. Helmuth Köcher l’ha definita “una sfilata delle migliori case di champagne (24 in tutto) che hanno contribuito ad elevare Merano come salotto buono europeo della raffinatezza”. A posteriori come dargli torto. Chapeau!!!

Un’altra perla dell’edizione 2015 è stata il riuscire a portare al MWF, con difficoltà burocratiche internazionali e “insormontabili” (non per Helmuth Köcher ) i vini della Repubblica Russa di Crimea: L’Antica Cantina Massandra con il suo gioiello Muscat Kokour Desert Surozh assaggiato in una verticale sorprendente, strabiliante, iniziata con la 18 12 12 033vendemmia 1991, proseguita con 1986,1977,1975,1974 e terminata con il 1973.

Motivazioni ulteriori per classificare, in ogni caso, il Merano Wine Festival nei suoi cinque (5) giorni, con oltre quattrocentocinquanta (450) case vinicole tra le migliori in Italia e nel mondo, senza tralasciare i quasi duecento (200) artigiani del gusto, l’evento mondiale delle eccellenze.

 

Eccellenza ovvero il più alto livello qualitativo che si possa raggiungere. Differenza ovvero distinguersi da altro con cui viene raffrontato. Eccellenza e Differenza: ciò che contraddistingue, da sempre, il Merano Wine Festival. Inutile cercare altre definizioni per diminuirne il valore. Lo si deve accettare e giudicare con questo metodo di misura: eccellenza e differenza.

Possiamo usare termini simili come pregevolezza, preziosità, maestria, raffinatezza o diversità, dissomiglianza, difformità. Ma sempre rientriamo nell’Eccellenza e Differenza. Non si scappa. Aggiungerei selezione e maestria. La prima altro non è che il metodo per mantenere l’eccellenza e la seconda la capacità, abilità e bravura a riuscire a mantenere una Manifestazione ad alti livelli per ben ventiquattro anni.

Tutto ha avuto inizio nel 1992 quando Helmuth Köcher, meranese di nascita, ha organizzato la prima edizione del Merano Wine Festival, “prima manifestazione in Italia ad offrire al pubblico solo produttori vitivinicoli selezionati sulla base dell’alto livello dei loro prodotti”. Selezione per proporre Eccellenza e Differenza e la capacità, la maestria è stata nel proporre anno dopo anno, evento dopo evento, quel qualcosa aggiuntivo da renderla sempre e costantemente uno degli appuntamenti irrinunciabili e appetibili non solo dai produttori ma anche dagli appassionati MeranoWineFestival2che raggiungono Merano da ogni parte d’Italia e non solo.

Instancabile ricerca dell’unicità con l’obiettivo di proporre piaceri e impegno a delineare percorsi che puntano all’eccellenza in ogni sua forma”

Nell’edizione che aprirà ufficialmente i battenti tra qualche giorno (6-10 Novembre), oltre ai tradizionali appuntamenti irrinunciabili e riproposti sempre con continuità, assisteremo a due eventi che sicuramente caratterizzeranno la Manifestazione rendendola ancor più invitante e attraente.

Come in un pranzo l’antipasto è l’inizio che deve sbalordire e il dessert quello da ricordare, saranno i due appuntamenti del 6 novembre e del 10 novembre a portare quel pizzico di creatività, contenuti e contenitori per elevare ulteriormente il MWF edizione 2015.

downloadMi riferisco all’antipasto di Cult Oenologist dove assisteremo alla presentazione, da parte dei registi del vino, dei loro prodotti in una retrospettiva sulla produzione vinicola. Tutti insieme, ognuno dietro il proprio banco, con i propri vini, a raccontare la Storia delle eccellenze italiane.

Franco Bernabei (Tenuta di Felsina, Fontodi,Folonari), Maurizio Castelli (Bastianich, Badia a Coltibuono, Grattamacco), Giuseppe Caviola (Albino Rocca, Ca’ Rugate, Petra), Luigi Moio (Marisa Cuomo, Quintodecimo, Cantina del Taburno), Roberto Cipresso (Le Torri, Achaval-Ferrer Argentina, Bueno Wines Brasile), Riccardo Cotarella (Castello di Volpaia, Falesco, Morgante), Luca D’Attoma (Duemani, Tua Rita, Fattoria Le Pupille) e poi Carlo Ferrini e Stefano Chioccioli. Un tutt’uno inscindibile, vitale che ha dell’incredibile. Esprimere e trasmettere emozioni. Un obiettivo ambizioso finalmente raggiunto. Un aspetto di interconnessione tra vino e il suo enologo in un HelmutKocherpercorso decisamente alternativo dell’assaggio.

Mi riferisco al dessert di Catwalk Champagne con la collaborazione del Club Excellence dove assaggeremo l’eccellenza della Champagne ad opera dei suoi maggiori e importanti importatori. Ancora di nuovo tutti insieme (loro ci sono abituati ed hanno capito che l’unione

Helmut Kocher

fa la forza) dietro i loro singoli banchi con Maison da capogiro.

Sagna con diverse bottiglie di Roederer, Balan con Thiénot, Canard-Duchene, Pascal, Arnould, Cuzziol con Bruno Paillard, Mandois, Gonet-Médeville, Monmarthe, Meregalli con Bollinger, Ayala, Gimonnet, Pellegrini con Jacquesson, Agrapart, Pouillon, Sarzi Amade’ con Mailly, De Sousa, Françoise Bedel, Henri Goutorbe, Vino&Design con Palmer, R&L Legras, Stephane Breton. Un punto d’incontro per i professionisti, ristoratori e appassionati per concludere al meglio la Manifestazione dell’Eccellenza e Differenza.

Cuore pulsante rimarranno i tre giorni centrali (7-8-9 novembre) con le realtà vitivinicole e del cibo selezionate con l’esperienza tramandata dalle ventitre edizioni precedenti.

Merano Wine Festival, 24 anni di amore e passione per l’eccellenza enogastronomica che ci circonda.

Urano Cupisti


 ulivi

Questo l’accorato appello del gruppo di lavoro "Coordinamento Xylella”

 

 

"Bari, lì 23 ottobre 2015

 

                                                                                                 Ill.mo   Presidente della REPUBBLICA ITALIANA

                                                                                                                  Prof. Dr. Sergio MATTARELLA

 

                                                                  E p.c.           Al         Ill.mo Santo Padre "PAPA FRANCESCO"

                                              

                                                                                                      Ill.mo Presidente del Consiglio della U.E.

                                                                                                                 Prof. Jean Claude JUNKER

 

                                                                                                  Ill.mo   Presidente della B.C.E.

                                                                                                                 Prof. Mario DRAGHI

                                              

                                                                                                    Ill.mo   Presidente del Consiglio

                                                                                                                 Dr. Matteo RENZI

 

                                                                                                     Ill.mo   Ministro dell'Agricoltura

                                                                                                                 Dr. Maurizio MARTINA

 

                                                                                                   Ill.mo   Presidente della Regione Puglia

                                                                                                                  Dr. Michele EMILIANO

                                              

                                                                                                                 Commissario Straordinario Xylella

                                                                                                                Col. Giuseppe SILLETTI

 

               Oggetto: Interpello per una immediata sospensione della "MATTANZA ULIVI"

 

                     Sig. Presidente della Republica Mattarella

     a seguito del noto gravissimo procedimento posto in essere nella eradicazione massiva di piante di Ulivo, al riguardo si evidenzia come nella sola giornata del 20 ottobre u.s. ne sono state abbattute 923, di cui moltissimi ulivi secolari e sani, ed attuato senza che vi sia stato alcun presupposto scientifico e/o tecnico che abbia potuto motivare questo ignobile procedimento, per il quale si dovrebbe valutare se la relativa procedura attuativa sia avvenuta nel pieno rispetto delle leggi Italiane oppure si possono intravedersi, anche, profili di violazione dei Diritti Costituzionali dei Cittadini Pugliesi,

             in particolare si interpella la S.V. Ill.ma affinchè possa valutare di

- sospendere immediatamente questa assurda medievale pratica di albericidio inutile e quantomeno lesiva di tutta la Storia, la Cultura, le Tradizioni e le Speranze dell'intero popolo Pugliese, in attesa delle necessarie adeguate definitive risoluzioni;

- procedere ad individuare l'eventuale esistenza delle gravi lamentate lesioni costituzionali dei Cittadini Pugliesi, in uno a tutti gli Italiani, che concordano nel giudicare barbara, iniqua, tolemaica ed irrazionale questa ignobile pratica di eradicazione delle Piante di Ulivo Pugliese (spesso Sane e Secolari).

Al riguardo lo scrivente Gruppo di Lavoro per il "COORDINAMENTO XYLELLA", rappresentato dal Coordinatore l'ing. Roberto de Pascalis e dal Segretario del W.G. l'ADV Natale Ventrella, che sottoscrivono il seguente vibrante interpello, pongono in evidenza la gravità e l'immediato "Stato di Pericolo" connesso all'attivazione del sopra citato procedimento, per il contrasto del quale risulta impossibile articolare, per assenza di relativa tempistica, ogni eventuale immediata procedura di ricorso, di salvaguardia e di tutela, oltre alle possibili consentite azioni di denuncia-querela a protezione di specie vegetali, quali gli Ulivi, che non sono in grado di difendersi.

Al riguardo, nella ulteriore impossibilità temporale di poter predisporre un adeguato "Ricorso alla Presidenza della Repubblica", voglia la S.V. Ill.ma considerare "Ricevibile" la presente istanza, come primo atto di formale informativa, a sostegno del quale si riportano, in allegato, i seguenti documenti:

- lettera del 23 marzo u.s. del Consorzio Mediterrae di cui non si è avuto ad horas alcun riscontro se non dal Prof. Dr. Draghi Presidente della BCE (allegato "A");

- lettera del Consorzio Mediterrae, attraverso la quale si proponeva di sospendere ogni procedura connesa al programma di eradicazione piante ulivo, in attesa, almeno, degli sviluppi delle procedure sperimentali proposte, in via no profit, posta al protocollo della Regione Puglia in data 7 ottobre u.s., indirizzata all'Attenzione del Presidente Regione Puglia il Dr. Michele Emiliano, per la quale, ad horas, non è pervenuto alcun relativo riscontro (allegato "B");

- articolo stampa del 20 ottobre u.s. attraverso il quale si cerca di evidenziare come lo "Affair Xylella" potrebbe essere semplicemente debellato, o comunque non sussiste nelle aree sane e trattate con questi principi, attraverso l'impiego delle buone pratiche agricole; inoltre si pone in evidenza come il Complesso Essiccamento Rapido dell'Ulivo (di cui all'acronimo Co.Di.R.O.) potrebbe dimostrarsi essere causato da fattori climatici e dalla trascuratezza dei fondi agricoli interessati (allegato "C").

Resta inteso che la ove questo vibrante appello non possa essere preso in considerazione dalla S.V. Ill.ma, per i motivi sopra addotti, quale finalizzato alla immediata definitiva sospensione di ogni procedura eradicativa di piantagioni di Ulivo, valuti la S.V. Ill.ma di poter emettere una adeguata sospensiva temporale, all'applicazione del citato procedimento, almeno in tempo utile affinché lo scrivente Gruppo di Lavoro possa provvedere ad avviare le necessarie azioni di salvaguardia e di tutela, compreso il formale Ricorso alla Presidenza della Repubblica, ogni Denuncia -Querela da inviare a tutte le Procure d'Italia, oltre alle azioni di tutela rivolte alla Corte Europea dei Diritti Dell'Uomo ed alla Corte Internazionale di Giustizia, per la valutazione dei profili inerenti a tutti gli eventuali illeciti connessi, in capo a tutti gli eventuali relativi responsabili diretti ed indiretti, nella ideazione, organizzazione ed applicazione di questa ignobile quanto medioevale procedura massiva di eradicazione di piantagione Ulivi (in assenza delle più volte richieste di certificazioni esaustive a corredo di ogni singola eradicazione effettuata).

Gli scriventi, fiduciosi nelle determinazioni che le S. V. Ill.ma intenderà intraprendere nel merito, per quanto di competenza, rimangono a disposizione per qualsiasi eventuale ulteriore chiarimento.

Ossequiosi e Cordiali Saluti.

    

                  Bari, lì 23 ottobre 2015

 

                                                        I rappresentanti del Gruppo di Lavoro        

                                                                 "Coordinamento Xylella"

 

                     ing. Roberto DE PASCALIS                                 adv. Natale VENTRELLA

                                                                                                                            

Il Lazio,quella Regione un po’ dimenticata, che nasconde gioielli enoici di ottima levatura. Un percorso aziendale alla riscoperta delle varietà tradizionali e di quelle innovative provenienti da altre Regioni italiane e di origine d’oltralpe (Francia).

Tutto questo nell’assaggio di vini di una importante Azienda vinicola e nel successivo “approfondimento” storico con la ricerca della “filosofia di produzione”.

Gli ingredienti per parlare e far conoscere una realtà del calibro di Castel de Paolis ci sono tutti:

il Castello di origine medievale che a sua volta sorgeva su rovine di epoca Romana,

il microclima tipico dell’Italia Centrale con la posizione dei vigneti compresi nella fascia di altitudine ottimale (mediamente tra i 250-280 mt s.l.m.),

la ricerca clonale con l’ausilio del Prof. Attilio Scienza,

imageslo studio parcellizzato dei terreni (vulcanici con presenza di tufo e pozzolane unite a pomice e altre varie scorie vulcaniche) e

tanta, tanta voglia di riuscire a produrre vini di buona elevatura.

Il Desiderio di riparlare dei Vini del Lazio ovvero il Ritorno del Lazio.

Non solo gli “allegri vini dei Castelli” o quelli legati alla tradizione storica come “Est!Est!Est!”, ma Bianchi ottenuti da vinificazioni accurate e Rossi riconducibili al “taglio bordolese” per renderli importanti o addirittura lanciare sfide agli autorevoli muffati del Sauternes-Balzac, coltivando i loro vitigni Semillon e Sauvignon Blanc in terra laziale. E nel Muffa Nobile di Castel de Paolis ritrovi l’anima di quella terra posta sulla sinistra della Garonne.

Non tutto riesce per caso. Anche affinare i vini, appena nati, nelle botti all’interno della “Cisterna Romana” sono scelte di grande importanza che provengono da “reminescenze storiche”che hanno accompagnato la Storia del Vino nelle varie epoche. Gli antichi Romani non avevano a disposizione vasche termoregolabili o strumenti della nostra epoca e utilizzare le cisterne di loro invenzione significava mantenere il vino alla temperatura ottimale per il suo invecchiamento. L’Azienda Castel de Paolis, utilizzando quanto trovato negli anfratti delle rovine di epoca romana, ha reso la Cisterna ritrovata e recuperata, adatta all’invecchiamento.

Idee chiare e lavoro rigoroso sono alla base della “filosofia” produttiva che guida la Famiglia Santarelli. I loro vini, lineari nel tradurre le scelte effettuate e nell’evidenziare la peculiarità parcellare, alla fine non risultano mai troppo invadenti come spesso accade quando si vuole produrre “a tutti costi” tagli bordolesi.

La scelta non invasiva, biologica lascia comunque apprezzare la loro dinamica gustativa in un crescendo di personalità.

La personalità territoriale la ritrovi abbondantemente nell’essenzialità tradizionale proveniente dai vitigni locali come la Malvasia Puntinata, il Bombino, il Bellone, il Grechetto, il Pecorino, e a seguire Malvasia di Candia, Trebbiano Toscano e Romanesca per i Bianchi. Cesenatico, Montepulciano, Sangiovese per i Rossi. E la beva non più facile ma importante la riscopri nei Frascati Castel de Paolis, Campo Vecchio, Frascati Cannellino e in buona parte nel home03Rosso Campo Vecchio. Ma sono gli internazionali Donna Adriana, I Quatto Mori, Rosathea e Muffa Nobile a riscattare le potenzialità di questo territorio vulcanico convertendolo ad ospitare vitigni come il Syrah e il Viognier della Valle del Rodano, il Cabernet Sauvignon, Merlot, Petit Verdot, Semillon e Sauvignon Blanc della vasta area di Bordeaux.

Quello che serve in un vino è soprattutto l’equilibrio e lo charme. Bere i vini dell’Azienda Castel de Paolis è percepire la voce sottile proveniente dai calici, i profumi che ti preparano a quanto sanno dare al palato. Percepisci un carattere sospeso nel tempo, tra tradizione, nuova eleganza, leggerezza e finezza.

Urano Cupisti

“Al 59”. Ricordi e radici legati alla Dolce Vita di Fellini

“Andar per locande” è sempre stata la mia passione. Per questo mi identifico spesso con Quinto Ennio (200 a.C.), il poeta degli Scipioni, che spesso amava frequentare gli allora famosi Thermopolium e le Tabernae, scrivendo i suoi Hedyphagetica. Unire la poesia ai piaceri della tavola. Scrivere ed insegnare che deve esistere anche una educazione alimentare. Non mangiare per vivere ma valorizzare ed apprezzare i cibi. Come meglio di un poeta poteva, già allora, impersonificare un moderno gourmand?

Oggi è ancora possibile varcare l’ingresso di un ristorante e respirare da subito l’atmosfera della buona cucina in un ambiente gradevole dove noti che ogni dettaglio ne racconta la Storia. Quei ricordi dettati dalle radici in una visione contemporanea.

Mi è successo di recente a Roma presso il Ristorante “Al 59”, in via Angelo Brunetti nel cuore della capitale poco distante dalla centralissima Piazza del Popolo. I ricordi legati al primo locale dalla Cesarina” in via Piemonte, ritrovo e luogo d’incontro di persone legate allo spettacolo e alla cultura e in particolare di tutti i romagnoli romani come il regista Federico Fellini che lo frequentò fin dal suo arrivo nella capitale. “Per tutta la sua vita Fellini fu trattato come un figlio, ave 

va sempre un tavolo riservato, anche quando Cesarina decise di spostare la sua attività a via Brunetti”. Così raccontano i camerieri, tra una portata e l’altra, con estrema cortesia ed efficienza. Le radici della buona cucina romagnola mai negate anche nella nuova gestione di Alberto Colacchio, Immagineromano ma con origini campane e abruzzesi. Un mix di territorialità che oggi influenzano il suo stile di cucina. Un prodotto di quella ITALIAN GENIUS ACADEMY, la scuola professionale di Alta Cucina Italiana, che annovera tra docenti e collaboratori noti chef del calibro di Carlo Cracco, Massimo Bottura, Angelo Dandini e altri.

Cesarina

Quando rilevò “Al 59” capì da subito che il “marchio del ristorante della Dolce Vita” doveva rimanere come riferimento e ripartì da quei piatti che lo resero famoso in quegli anni. Una nuova cucina romagnola sussurata senza osare oltre: il che, a volte risulta un pregio e così è stato. Un passo dopo l’altro verso quella visione di contemporaneità che altro non è che il cambiamento nella tradizione. Ci si ritrova di fronte ad una cucina di indiscussa finezza giocata sull’ottenimento dell’armonia. Concretezza, semplicità, autenticità senza contare quei pizzichi di fantasia, passione ed amore che rendono specia li tutti i suoi piatti.

Ed ecco sfilare davanti a me piatti d’entrée come tartare di spigola, tre volte ostrica, tartare di vera Fassona, i supplì, le tre consistenze di carciofo e la tradizionale passatina di ceci. Assistere al passaggio dei primi piatti come il romano tagliatelle broccoli ed arzilla, tortellini fatti a mano in brodo alla romagnola, tortelloni di zucca, ricotta e spinaci, le immancabili amatriciana, carbonara e gricia della tradizione romana, un rivisitato primo fantasioso come tagliatelle di coda con cioccolato e la gramigna romagnola.

Ma sono i secondi piatti, fatti con sapiente manualità, a riportarci nei ricordi di una esperienza gastronomica mai fuori dagli schemi, condotta dallo chef 43534Alberto con il suo entusiasmo e voglia, allo stesso tempo, di sperimentare. Bollito misto emiliano-romagnolo con le salse tradizionali e nuove, saltimbocca alla romana rivisitati piacevolmente anche nella sostanza, involtini di spigola (a ricordare il Mare Adriatico) con

Passatina di ceci

rosta di patate allo zenzero (la voglia di sperimentare alla ricerca di nuovi equilibri gustativi), baccalà alla trasteverina (il pesce universale alla maniera della borgata romana) e l’immancabile parmigiana della nonna (forse un riferimento a Cesarina, nonna putativa del giovane Alberto).

“Il primo passo verso il miglioramento è non sentirsi mai arrivati”. Nonostante i riflettori della TV, i premi conquistati nei vari concorsi, gli elogi e le pacche sulle spalle con l’inevitabile “sei il migliore”, lo Chef Alberto Colacchio non ha smesso di studiare e confrontarsi con altre tecniche anche fuori dei confini nazionali. Perché misurarsi con altre tecniche di altre realtà rende bene l’idea del suo impegno.

Si sta bene “Al 59” e non è cosa da poco.

Pensiero finale da riportare nei miei hedyphagetica:

“ Lo chef mi ha regalato piatti di alto livello nella sua semplicità; ma esco dal locale con la netta convinzione che Alberto viaggi ancora con il freno a mano tirato”. Chapeau!

Urano Cupisti

(provato in incognito nell’Ottobre 2015)  

 

 

 

 

 

Scoprire l’identità specifica e originale di una determinata zona vitivinicola tanto lontana, fuori dalla nostra cultura occidentale, dalla logica dei primi della classe. Poi riconosci che si tratta di un’identità storico-culturale dove la vite è presente da sempre o quasi, dove si è tramandata una tradizione produttiva che nello scorso secolo ha assunto un ruolo determinante nell’economia di quella regione.

images 1Un sito vitivinicolo direi “storico” dove oggi il “fermento” post-rivoluzionario lo rende più vivo che mai.

L’intreccio tra Storia, Cultura e Natura pone la Penisola di Crimea al centro dell’attenzione degli appassionati del mondo del Vino che ogni anno si danno appuntamento a Merano per partecipare al Merano Wine Festival.

Helmut Köcher, ideatore, organizzatore fin dalla prima edizione nel lontano 1992, con idee chiare e lavoro rigoroso, che sono alla base della sua filosofia, definisce confini e contenuti dell’avventura del fare vino in Italia e imagesall’estero. Ogni anno aggiunge perle per la conoscenza mondiale.

Ricordo le ultime: Sud Africa, Georgia, Romania. Quest’anno sarà di scena la Crimea. E lo sarà ai massimi livelli rappresentativi: La Cantina Massandra.

Tra mille difficoltà dovute alla attuale situazione geo-politica che vuole la Penisola di Crimea oggetto di rivendicazioni di sovranità tra l’Ucraina e la Russia, portare i Vini a Merano risulta un’impresa incredibile. Non dimentichiamoci che attualmente la Penisola è territorio russo, soggetto a sanzioni europee. Ne deriva la problematicità a far arrivare i prodotti. Helmut Köcher è riuscito anche in questo e potremo deliziarci dei vini fortificati tanto amati dalla corte imperiale e non solo.

Scrivo non solo perché ancora non si è spenta l’eco di quanto successo recentemente nel mese di settembre. L’ex Premier Berlusconi in visita all’amico Putin pare abbia stappato una bottiglia di Jerez de la Frontera imbottigliato nel 1775 e da una foto, che ha fatto il giro del mondo, si vede lo stesso Berlusconi, in visita a Massandra, prendere una bottiglia risultata essere del 1891 con la didascalia in inglese: “possiamo berla?”.

La cantina Massandra si trova vicinissima a Yalta, nel sud della Penisola. Alle spalle i monti di Crimea con la vetta del Eclizee-Burun.

Se la maggior parte della Crimea ha un clima continentale temperato, la costa sud si presenta con un clima sub-tropicale influenzato dalle correnti calde del Mar Nero. La fascia vitivinicola protetta dalla cordigliera dà quindi origine a vini importanti per la loro struttura e innata capacità a divenire eccellenti vini fortificati. Massandra è anche famosa non solo per la produzione di vini ma come cantina imperiale. La visita delle sue cave ti fa capire il Satellite image of Crimeaperché gli Zar decisero di costituire al suo interno un vero e proprio luogo di conservazione di vini provenienti da tutto il mondo allora conosciuto. Oggi la collezione di Massandra conta all’incirca un milione di bottiglie.

Ebbi modo di visitarla nei primi anni ’80 (già soffiavano i primi venti della perestrojka) e ne rimasi colpito a tal punto da ricordarla nei miei appunti come momento indimenticabile. Una seconda visita in età più matura ispirato dallo studio delle origini del Vino e dal profondo rispetto per i singoli terroir, mi portò a riconoscere che in determinate zone, ancora sconosciute o meglio dimenticate, si possano produrre vini davvero eccezionali. Oggi in Crimea, l’evoluzione delle conoscenze unitamente all’utilizzo di vitigni giusti accompagnati dalla competenza di agronomi ed enologi preparati, assistiamo ad un veloce cambiamento produttivo nella speranza che quanto stia accadendo dal punto di vista politico trovi quella giusta dimensione di quieto vivere.

A Merano avremo i vini fortificati come Dessert Moscato Bianco, Port Red Livadia, Sherry Massandra, Tokaj South Coast insieme ai tradizionali Black Doctor, Kagor Partenit, Pinot Gris, Rose Muscat, Settimo Cielo del Principe Golitzyn. Una cosa è certa: durante il Master Classes denominato Mistic Wines – Vertical Tasting Massandra Winery vivremo, ancora una volta, momenti dall’atmosfera originale ai quali Helmut Köcher ci ha abituati ultimamente (ancora vivo il ricordo dell’indimenticabile Master Classes sui vini fortificati del Mauri-Roussillon). Una verticale. Otto annate di Muscat Massandra, dal 2010 fino a scendere al 1937, con moderatori la Sig.ra Yanina Pavlenko, attuale direttrice Generale dell’Azienda , Andrej Pruss del Centro Russo e naturalmente il patron della Manifestazione Helmut Köcher.

MeranoWineFestivalL’invito? Da non perdere assolutamente.

Merano Wine Festival è “una manifestazione che va oltre l’evento spettacolare e non può essere considerata una fiera, ma uno dei luoghi e delle occasioni più esclusivi per tutti gli operatori del settore. Informazione, cultura, mondanità si danno appuntamento per partecipare a un evento multiforme, ricco di occasioni di conoscenza, di incontro, di confronto in cui la parola chiave è sempre una sola: “eccellenza” (tratto dal sito ufficiale).

Semplicemente Chapeau!!!

Urano Cupisti

 

Frammenti che orbitano qua e là, individuati, carpiti; li commento e condivido con voi.

 

il MERANO WINE FESTIVAL si avvicina

(in collaborazione con Gourmet’s International Merano)

NOTES, APPUNTI DAL MIO MOLESKINE.

Le vicende della viticoltura di questi ultimi anni si intrecciano a quelle che sono le Manifestazioni sparse su tutto il territorio nazionale. Quella di Merano, giunta alla sua 24ma edizione, però è diversa da sempre, fin dalla sua prima volta. Coltivare l’abitudine di presentare vini nella loro massima espressione di qualità stimolandone così il prestigio. Un Evento dove centrale è l’affermazione del Vino “come prodotto mediatico e culturale” nell’accezione migliore dei termini. Ed allora prendono significato i valori delle degustazioni, delle ricerche delle eccellenze non solo italiane, della cultura dei territori. Ed alla fine vale la pena fare tanti chilometri per gridare “Io ci Sono”.

Frammento n. 1

Anteprima ad EXPO

IMG 3447Impossibile sfuggire ad Expo, la vetrina più grande e famosa del momento che permette di conoscere le eccellenze della tradizione agroalimentare e gastronomiche di ogni paese.

Merano Wine Festival sarà all’Expo di Milano nei giorni 3, 10, 17 e 24 ottobre con l’Anteprima. Di

A colloquio con un produttore
eccellenze si parlerà e dove svelare i contenuti della Manifestazione se non nell’unico ristorante stellato riconosciuto da Expo? Identità Expo dalle ore 17 alle 19.

Frammento n. 2

Degustazioni Guidate. Da sempre una delle “chicche” del programma

Punti fermi degli appuntamenti del Merano Wine Festival si confermano, anche per la 24ma edizione, le grandi degustazioni guidate che offrono la possibilità di scoprire e conoscere particolarità vitivinicole sia italiane che internazionali. I posti sono limitati. Iniziate le vendite dei ticket.

Frammento n. 3

Merano Wine Award 2015: i migliori vini italiani, secondo WineHunter

Un altro contenitore da affiancare ad una Guida? Non proprio. Si tratta di una piattaforma, ideata da Helmuth Köcher, per parlare delle eccellenze valutate da precise commissioni. Quest’anno sono state scelte 24 etichette che hanno ottenuto il bollino Platino (equivalente ad un punteggio in centesimi da 95 a 99, il massimo), 180 etichette con il bollino Oro ( da 90 a 94), 830 etichette con il bollino Rosso ( da 88 a 89). Una selezione che serve per entrare nel mondo delle eccellenze del MWF.

Frammento n. 4

logo biodinamicae poi, come sempre, la presenza dei biologici e biodinamici.

Da sempre l’anteprima, il giorno prima del via ufficiale della tre giorni meranese, è occupata da bio&dinamica una sempre più interessante vetrina delle eccellenze di questo settore. “Fare vini buoni con il minor impatto possibile”. E la partecipazione di note aziende che hanno fatto delle loro scelte la guida produttiva non poteva mancare alla rassegna dell’eccellenza. Venerdì 6 novembre il Kurhaus aprirà le sue sale ai produttori di questi settori e sarà, come nelle ultime edizioni, un interessante inizio del Merano Wine Festival.

7 – 8 – 9 novembre 2015

Osservo, scruto, assaggio e…penso. (Urano Cupisti)

Lo zafferano è una spezia dalle proprietà medicamentose. Non solo.

 

L’occasione dell’incontro con Zafferano il Re dei Re è stata la mia visita, nei primi giorni di Maggio, a TuttoFood di Milano, l’Esposizione internazionale dedicata agli operatori del settore Agroalimentare. Una vetrina per scoprire le idee nuove del settore e far incontrare le specialità provenienti da ogni angolo del mondo non solo con gli operatori ma anche con i visitatori per una conoscenza a 360°.

I numeri danno un’idea dell’importanza di questo Evento. Tremila espositori posizionati in dieci padiglioni negli spazi SAM 0178messi a disposizione dalla Fiera di Milano- Rho. Rappresentanza di circa 7.000 marchi, su una superficie di 180.000 mq. E a due passi il sito dell’Expo. Stesso tema, il cibo ma ruoli diversi. TuttoFood a rappresentare “l’anima business”, quella in movimento. L’Expo a rappresentare l’anima ludica e niente più.

Girando tra gli stand ho avvertito, percepito l’ambizione da parte degli espositori italiani, di rappresentare una grande vetrina del cibo nazionale. Valorizzare le eccellenze e creare occasioni di incontro in uno dei settori trainanti del Made in Italy. Ambizione ovvero quel desiderio di affermarsi e distinguersi; divenire la vetrina internazionale del Cibo.

Ho incontrato Fabio Eletrico di fronte al suo stand, ben arredato con i prodotti posizionati in modo da non stancare la vista ne confonderla. Tutti hanno da raccontare la loro storia e nessuno è banale. La cura del packaging mi ha catturato. Non ho potuto fare a meno di soffermarmi a leggere, capire. E Fabio pronto con il suo “fare” talentuoso a spiegarne i segreti. Personalità esuberante? Tutto tranne questo. Il suo carattere si traduce efficacemente nei suoi prodotti esaltandone la personalità e complessità.

Elemento portante ed importante è lo zafferano. Conosciuto come spezia dalle proprietà medicamentose, come rewafrodisiaco naturale dagli attributi “stimolanti” già noti persino nella mitologia greca, ricopre oggi un ruolo importante anche come condimento e colorazione dei cibi. Fabio è andato oltre.

Partendo dall’affermata consapevolezza delle numerose doti nascoste dal fiore di questa pianta come contrastare l’invecchiamento, favorire la digestione, abbassare la pressione, ha dato il via alla produzione di numerosi prodotti “allo zafferano”.

La Grappa di Chianti e zafferano in stimmi, il Liquore del dopo pranzo sempre con zafferano in stimmi, la Sambuca allo zafferano, le numerose creme vegetali (ai peperoni gialli, alla zucca, alla carota, al tartufo) ideali da abbinare e arricchire i sapori dei formaggi , al miele d’acacia fino ad impreziosire il cioccolato bianco ed ottenere un tagliolino dalla straordinaria ed inconfondibile piacevolezza di questa spezia preziosa.

Il tempo passato con Fabio Elettrico è stato quanto di più interessante, e a tratti anche divertente, che mi potesse capitare in quella giornata fieristica milanese. Un full immersion arricchito da racconti che hanno legato tra loro Storia e capacità imprenditoriale anche con i risvolti meno felici, i “necessari” punti deboli che rendono il tutto “reale”. Senza retorica; un racconto narrato con gli occhi curiosi e appassionati, con maestria e consapevolezza. Una squisita ospitalità non limitata alla sola presentazione e SAM 0198degustazione dei prodotti ma far capire, intendere il suo stile: preciso, scrupoloso, sempre alla ricerca di armonia ed equilibrio espressivo e gustativo.

Lo zafferano è una spezia dalle proprietà medicamentose. Lo Zafferano è anche “Il Re dei Re” di Fabio Elettrico. Chapeau!  

Urano Cupisti

riflessioni su di una storica visita alla Glashütte Riedel a Kufstein

Di Urano Cupisti

 

1ovvero esaltare le qualità organolettiche specifiche di ciascun vitigno con calici studiati nella forma in una concezione stilistica raffinata ma essenziale. L’intuizione di Claus Riedel, “attizza il fuoco e non salvare le ceneri”. Siamo nel 1961, Claus rappresenta la 9° generazione, viene stampato il primo catalogo di quei calici che segnarono e segnano attualmente la cultura mondiale di “come bere il vino”.

Nel 1973 il lancio di Sommeliers , la vera svolta, il trionfo del concetto “rendere giustizia al vitigno con un calice adeguato”.

Quando Christoph Riedel nacque nel paesino boemo di Neuschloss, siamo nel 1678, nessuno avrebbe potuto prevedere che in quell’anno sarebbe nata la dinastia dei Riedel, la stirpe della più grande azienda produttrice di cristallo al mondo dedicato al Vino (calici e decanter)”.

Rileggendo gli appunti presi nell’incontro con Maximilian Riedel (11° generazione) avvenuto quest’estate presso la Glashütte di Kufstein, nell’Alto Tirolo austriaco, emergono tre elementi “portanti” che identificano il Marchio e la Presenza Riedel nel mondo: “le radici”, “l’imprenditorialità”, “lo stile”.

Le Radici. Storia scritta e narrata da quel lontano 1678 ad oggi attraverso fughe dalle guerre, costruzioni di fabbriche e testimoni delle loro distruzioni, fughe dai vari regimi fino all’incontro con la Famiglia Swarovski: l’inizio della storia della Glashütte di Kufstein.

L’Imprenditorialità. D7eterminazione, spirito innovativo, abnegazione, lungimiranza, successo. Fiutare al momento giusto (oggi diremmo investimenti nelle nuove tecnologie) il grande potenziale della soffiatura del vetro a macchina. Acquisire realtà produttive come la Spiegelau e la Nachtmann e precorrere i tempi.

Lo Stile. Quello inconfondibile Riedel. Eleganza e allo stesso tempo sostanzialità, concisione, essenzialità. E nello stile il viaggiare in tutto il mondo a tenere banchi-laboratori di degustazione con sommeliers ed intenditori di fama internazionale per dare origine e vita ai calici e decanter Riedel. Unici.

Unici come “superleggero” l’ultimo nato: inatteso incontro, eccitazione nel toccarlo, emozione nell’usarlo. E mai come in quell’istante le parole di Maximilian sono echeggiate nella loro veridicità:

Per esprimere al meglio ogni stile di vino un unico calice non basta. Il bouquet, il sapore, l’equilibrio e il finale di un vino sono tutti sensibili alla forma del calice in cui il vino viene servito. Lo stile delle forme dei calici Riedel è mirato ad esaltare il profilo aromatico d’insieme di uno specifico stile di vino, valorizzandone le qualità organolettiche”.

Oggi nella Glashütte di Kufstein c’è una capacità produttiva di 250.000 pezzi all’anno. Rappresenta la tradizione 2(soffiatura a bocca), l’artigianalità, la storia. La sua visita, a partire dalla idilliaca cittadina di confine Kufstein con la sua fortezza che predomina su una piccola altura “la perla del tirolo” (grazie ad una canzone tedesca dedicata alla città. Ma questa è un’altra storia) ti lascia qualcosa dentro che porti con te nei ricordi. Consapevoli che tutto è reso posiibile (economicamente parlando) dalla notevole rimanente produzione assestata intorno ai 55 milioni di pezzi annui che escono dalle tre glashütte bavaresi di Frauenau, Amberg, Weiden.

Nella sala di rappresentanza, mentre Maximilian Riedel parla, osservo, scruto, penso. Una cattiva notizia mi coinvolge: il tempo a disposizione è terminato. Troppo in fretta?. La buona notizia viene in soccorso: ho acquisito il suo valore nell’impiegarlo. Grazie Maximilian.

   Il Sig. Maxmillian Riedel  

 

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