L'informazione non è un optional, ma è una delle condizioni essenziali dell'esistenza dell'umanità. La lotta per la sopravvivenza, biologica e sociale, è una lotta per ottenere informazioni.

Food & Wine (251)

 
 
 
 
Urano Cupisti
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

           Palazzo degli Affari

L'evento L'Altra Toscana ha chiuso, venerdì 17 febbraio, le Anteprime toscane 2023. E l'ha chiuso con un grande successo, legittimando la propria appartenenza alle kermesse che tutti gli anni presentano al mondo l'intero comparto produttivo della Toscana ( escluso Montalcino per sua libera scelta ).

Un evento che ha consacrato il lavoro di squadra composto da dodici Consorzi di Tutela facenti parte dell'Associazione “L'Altra Toscana”, associazione nata “per raccontare una Toscana del vino diversa, talvolta meno nota, contraddistinta da punte di qualità sempre più alte che vanno ad arricchire l'offerta vinicola della regione”  (Francesco Mazzei, Presidente dell'Associazione).

   I loghi dei Consorzi

Ma vediamo le circostanze che hanno reso l'Evento importante e meritevole di plauso:

  • LA POSIZIONE. Palazzo degli Affari, un elegante e moderno centro congressuale, che si affaccia su Piazza Adua a pochi passi dalla stazione centrale di Santa Maria Novella, dove tecnologia, innovazione e ottimizzazione funzionale si fondono ed hanno permesso all'evento di presentarsi al meglio in quella che è stata definita l'espressione concreta dell'architettura modernista italiana del dopoguerra, risultata ottimale per la riuscita della manifestazione. Sale ampie e modulari, flessibili, molto luminose dalle quali il degustatore ha potuto operare godendo di uno skyline unico ed emozionale sui principali monumenti della città;
  • IL SERVIZIO impeccabile e veloce operato da un numero considerevole di Sommelier dell'AIS toscana, sempre attenti a supportare le esigenze dei presenti;
  • LA NOVITÀ in assoluto dimostratasi “azzeccata” di individuare cinque percorsi tematici differenti per mettere in condizione gli addetti ai lavori di poter capire al meglio i micro-terroir, gli assemblaggi, i bianchi, gli autoctoni;
  • LE MASTER CLASS , condotte egregiamente da Gabriele Gorelli, Master of Wine.

I Cinque percorsi tematici:

  • ASSEMBLAGGI DI SANGIOVESE : vini rossi e rosati in assemblaggio con altre varietà autoctone e/o internazionali;
  • GLI INTERNAZIONALI : sia in purezza che in assemblaggio tra loro;
  • I BIANCHI DI TOSCANA : interessantissimo percorso che ha aperto una vetrina su di una produzione a volte bistrattata, ottenuto sia da vitigni autoctoni che da varietà internazionali;
  • IL SANGIOVESE : la purezza del vitigno maggiormente prodotto;
  • GLI ALTRI AUTOCTONI : alla scoperta delle varietà, in maggior parte prodotta in purezza come Ciliegiolo, Alicante, Pugnitello, Canaiolo, Montepulciano d'Abruzzo.

Ed infine merita una segnalazione particolare la partecipazione del CONSORZIO VINO TOSCANA , nato per la Tutela di tutti i vini classificati IGT che, negli ultimi anni il disciplinare di produzione ha permesso la nascita e lo sviluppo di vini di grande qualità e di rilievo mondiale, associati ad un territorio considerato di grande fascino. Uno su tutti: Tignanello di Antinori .

Grazie alla partecipazione di questo Consorzio è stato possibile organizzare la MasterClass “I Supertuscan”, nove vini iconici a base Sangiovese, Cabernet Sauvignon e Merlot, le tre varietà che hanno un rapporto particolare, nel tempo, con la Toscana. Unico rammarico aver constatato la mancata presenza “dei giornalisti e comunicatori italiani”. Da meditare.

L'Altra Toscana, l'evento dei territori “nascosti” dove la vite si coltiva da secoli e dove, accanto ai nomi blasonati dell'enologia italiana, altri operatori portano nei calici qualità e identità, incuriosendo sempre di più gli appassionati ed il mercato .   Chapeau!!!

Urano Cupisti

 

Bene la prima!

Nelle premesse, di solito, essere partecipe ad un “nuovo evento”  è sempre emozionante, appassionante, entusiasmante. In questo caso invece, la mia presenza in quel di Firenze, è stata mossa da curiosità.

 

Quella del ficcanaso, alla ricerca (leggere constatazione) di uno scoop per sottolineare  “ancora una volta” l’ennesimo tentativo di scissione campanilistica. Non è stato così!

Dai primi approcci con i produttori ho recepito, capito i loro intenti: “Esistiamo anche noi, da sempre i portabandiera della specificità del Chianti Colli Fiorentini (diverso dalle altre realtà), del Vino di Firenze (storicamente esistente da lunghissimo tempo)”.

Una giornata intera passata insieme a loro per approfondirne la conoscenza. E le occasioni di questi  incontri hanno fatto emergere specificità nascoste, sconosciute ai più.

Nessun scoop; una scoperta ricca di fascino e attrazione tanto da farmi annotare nel fedele ed inseparabile moleskine,  i nomi delle realtà da dover visitare nel tempo per andare a calpestare le vigne e capire i micro-terroir esistenti, differenti, che sappiano dare le risposte concrete a quanto assaggiato in quella sala di Palazzo Vecchio.

Niente è stato lasciato al caso in questa “prima”. A partire dalla scelta della location.

Il Vino di Firenze dove presentarlo se non nel luogo maggiormente rappresentativo della Città di Firenze agli “occhi” del mondo?

In una sala di Palazzo Vecchio, sotto le volte della storica e suggestiva Sala d’Arme.

Le premesse perché questo evento rappresenti  l’inizio di un nuovo corso, ci sono state tutte. Adesso è il momento di mettere in cantiere idee, programmi e continuare sulla strada appena intrapresa; è il territorio che lo chiede.

Certaldo, Montespertoli, Montelupo Fiorentino, Lastra a Signa, Scandicci, San Casciano in Val di Pesa, Impruneta, Bagno a Ripoli. Tutti Comuni rappresentati che “sanno di vino”.

Per adesso 18 aziende partecipano a questo progetto il Vino di Firenze.

Qualche collega presente le ha definite “poche nel rappresentare  un così vasto territorio”.

NO- ho risposto convinto.

“Consideriamole pionieristiche” ed allora il numero è sufficiente per assumersi la responsabilità di ricoprire il ruolo di “apri pista”.

Urano Cupisti

300 mila api protette e 300 milioni di fiori impollinati al centro del nuovo progetto sostenibile del Consorzio della Finocchiona IGP.

 

 

L'amore per la natura non può essere solo un argomento romantico, scaturito davanti ad un bel tramonto. Bisogna concretizzare questo sentimento: cosa c'entra la Finocchiona con le api? Scopriamo questo strano sodalizio.

Da sempre il Consorzio della Finocchiona IGP si dedica alla tutela della tradizione e alla qualità del prodotto. Questo salume, noto anche come la Regina dei salumi toscani ha un disciplinare molto rigido che detta le regole per avere un prodotto eccellente: la scelta e la provenienza delle carni, le pezzature dei salumi, la conservazione, gli ingredienti ed i metodi di produzione vengono normati dettagliatamente e solo chi aderisce al Consorzio e rispetta queste regole può utilizzare il marchio “Finocchiona IGP”.

L'origine della Finocchiona risale al Medioevo, quando i norcini scelsero di sostituire il costoso pepe nero con i semi ei fiori del finocchietto selvatico, che nasce spontaneamente nelle dolci colline toscane. Si racconta che Niccolò Machiavelli fosse un grande estimatore di questo salume, tanto da non farlo mai mancare sulla sua tavola. Piaceva molto ai nobili che la consideravano una prelibatezza, ma anche gli osti la servivano perché il suo profumo intenso di finocchio riusciva a camuffare i vini di pessima qualità... infinocchiavano i clienti! 

Mangiare una fetta di Finocchiona, ti porta la mente ai borghi toscani, alle tradizioni contadine ea scorci di paesaggi leonardeschi. Dei cinque ingredienti necessari per la Finocchiona IGP uno ovviamente è il finocchietto di cui si utilizzano i semi ei fiori. Proprio da questo ingrediente è partito il progetto “Adotta un alveare” in collaborazione con la società 3BEE per la tutela delle api impollinatrici del  finocchietto selvatico. 

Hai presente quei bei campi di fiori gialli che si vedono d'estate? Cosa sarebbero quei campi senza l'impollinazione delle api? Va da sé che la Finocchiona non sarebbe più tale senza l'aroma di questa pianta.

Da questo piccolo fiore è nato questo progetto che ha messo in contatto il Consorzio della finocchiona, con i ragazzi della 3BEE che hanno sviluppato dei sistemi intelligenti di monitoraggio e di diagnostica per la salute delle api. Attraverso un QR code, è possibile collegarsi al proprio alveare e verificare come stanno le api e intervenire tempestivamente. Con questo sistema si è riusciti a proteggere 300 mila api e impollinare 300 milioni di fiori.

Questi piccoli insetti sono, inoltre, un anello fondamentale dell'intera catena alimentare. Grazie al loro instancabile lavoro, le api sono responsabili di circa l'80% del cibo che mangiamo tutti i giorni.

“La Finocchiona IGP nasce dallo stretto legame con il territorio ed i suoi frutti. Il Consorzio vuole fare in modo di tutelare la biodiversità ed il territorio: questo bellissimo progetto vuole proteggere l'ambiente e aiutare l'impollinazione naturale grazie alle api bottinatrici delle casette” - afferma il Presidente del Consorzio di Tutela della Finocchiona IGP, Alessandro Iacomoni. “Con questa iniziativa, che ripetiamo per il secondo anno consecutivo, vogliamo osare valore aggiunto al territorio in termini di mantenimento della biodiversità e preservazione dell'ambiente. Un approccio rispettoso delle terre in cui viene prodotta la Finocchiona IGP, dove anche il territorio diventa parte integrante della ricetta della produzione.Infatti, questa nasce secoli fa dalla conoscenza di questi territori.  

Nel corso degli anni, a causa di inquinamento e uso di pesticidi, il numero di api presenti sul territorio si è drasticamente ridotto, causando notevoli scompensi per tutto l'ecosistema e per il comparto agricolo di zona: un alveare mediamente ha circa 70.000 api mellifere e un'ape visita 700 fiori in media al giorno, per cui un alveare con 20.000 api visita 14 milioni di fiori al giorno e per produrre 1kg di miele, devono essere percorsi circa 150.000 chilometri. Il raggio di raccolta di un'ape è di circa 3 km, ma se trova “cibo” più vicino rimane nella zona.

Ma ovviamente trattandosi di Finocchiona IGP, prodotto molto apprezzato, il Consorzio non poteva  tralasciare l'aspetto più squisitamente gastronomico. Il miele che verrà ricavato dalle api tra aprile e giugno  , infatti, sarà utilizzato anche dall'Unione Regionale Cuochi Toscani (URCT) per mettere a punto una raccolta di ricette innovative in grado di abbinare il gusto inconfondibile della Finocchiona con le note del miele. 

“Io e un gruppo selezionato di colleghi come Lorenzo Pisini, Giampiero Cesarini e il pizzaiolo Tommaso Vatti  siamo stati coinvolti dal nostro Presidente Roberto Lodovichi nella creazione di questo ricettario - afferma  Maria Probst, una stella Michelin, chef dell'Osteria di Torre a Cona – Sono davvero orgogliosa di essere una delle ambasciatrici di questo progetto, perché ritengo sia fondamentale sensibilizzare il pubblico su queste tematiche. Dal lato gastronomico, per quanto riguarda l'abbinamento, il dolce e salato sono estremamente complici e, nelle giuste dosi la Finocchiona e il miele, danno vita ad un connubio equilibrato e divertente al palato.” 

Il progetto del Consorzio di Tutela della Finocchiona IGP è in sintonia con l'ultima direttiva del MITE – Ministero della Transizione Ecologica – sulla conservazione della biodiversità ed al riguardo della tutela degli insetti impollinatori. 

Grazie al lavoro delle api, il territorio “monitorato” dalle piccole e instancabili amiche dell'agricoltura, può godere di buona salute, regalando un prodotto – in questo caso il finocchietto selvatico – di qualità assoluta, che si integra e arricchisce la Finocchiona IGP, donandole il suo inconfondibile sapore e il suo gusto intenso.

 

 

            Opera esposta

Da sempre sono uno strenuo difensore del Vino come Arte. O meglio fare Vino è un Arte. E quando mi coinvolgi in serate, incontri dove l'Arte pittorica, scultorea, musicale viene avvicinata, accostata, equiparata al vino, mi esalto ricordando che …”Il vino è una vera e propria opera d'arte da ammirare e degustare in tutte le sue forme”.

È stato fonte d'ispirazione per molti artisti. Da sempre collegato alla figura dell'uomo come frutto del suo lavoro. Basti pensare al giovane Mozart che non poteva comporre se non avesse un calice di “marzemino” a portata di mano o il poeta Charles Baudelaire , poeta maledetto, che costruiva la sua poesia sull'alternanza di contrasti, passioni, sprofondando nell'abisso del dolore e del tormento e riuscirono a superarli affidandosi al Vino al quale dedicò un Ode, L'anima del vino , dove descrisse il rapporto con una materia viva che poteva ad

             Genesi

innalzarlo, provvisoriamente, verso la vita.  

Il vino ha accompagnato e accompagna l'uomo in tutta la sua sfera sensoriale, (udito, vista, olfatto, tatto e gusto) e questo ha fatto in modo che l'arte lo descrivesse nelle diverse situazioni.

Pietrasanta , via del Marzocco. Evento promosso da ARTEARTI che si è posto lo scopo di mettere in relazione “tre mondi” che, seduti a tavola, hanno dialogato parlando di finanza, arte e cibo.

Nedo Mallegni, consulente di San Paolo Investimenti, presentando dati economici sul vino e arte si è soffermato sulle prospettive e opportunità per le aziende;

Nicola Rosi, presidente di Slow Food-Versilia, ha ricordato l'azione dell'associazione che promuove la conoscenza del territorio, delle materie prime, dei prodotti e produttori presentando in particolare l'azienda biologica Le Vigne del Grillo;

 
 

Veronica Ferretti, storica dell'arte ed animatrice della serata. Partendo dalla Storia del Vino, le arti figurative dei Greci e Romani, le opere sacre del medioevo, l'esplosione rinascimentale in tutte le sue forme ha lasciato al sottoscritto il compito di “abbinare” opere pittoriche e scultoree presenti ai vini dell'Azienda Vigne del Grillo di Camaiore.

    Scultura in sughero

Artista: MASSIMO GARRONE

Minimalista, ha lavorato nel cinema di animazione e per il regista Dario Argento.

Queste le opere presentate e gli abbinamenti:

  • scultura Bianco Gabberi
  • Astratto Ippocampo Bianco Gabberi
  • Orlando Furioso Bianco Gabberi
  • Astratto Rosso Prana
  • Chitarra Rosso Prana

Artista : ELIA INDERLE

Informale pittore e scrittore presente quest'anno alla 59° Biennale di Venezia.

Queste le opere presentate e gli abbinamenti:

  • Astratto 1 Bianco Gabberi
  • Astratto 2 Rosso Matanna
  • Astratto 3 Rosso Barriccato

Artista GIANFRANCO MEGGIATO

    Opera astratta

Scultore astratto famoso per le sue installazioni monumentali, opere che gli sono valse il prestigioso PREMIO ICOSMOS/UNESCO per l'Arte.

Le sue maggiori opere raccolte in un libro esposto per ammirarne la magnificenza. Sulla base di bellissime foto ho potuto procedere con gli abbinamenti:

  • Geni Sira
  • Agrigento Sirah
  • Matera Prana
     Opera astratta

Il vino è riuscito ad abbinarsi con le opere presenti. Vino come motore del Mondo, in questo caso nettare per intenditori d'arte che sono riusciti a capirne il valore.

La conclusione della serata lasciata a Veronica Ferretti. Esperienze che lasciano un ricordo nella memoria di tutti i presenti. Memoria come capacità di regalare emozioni e creare nuove relazioni tra settori diversi. Dimostrazione che possono lavorare insieme sinergicamente creando interazione con altre persone e nuovi legami”.

Connubio tra Arte e Vino. Capeau!!!

Urano Cupisti

             Da Burde

Partecipare alla presentazione di una nuova realtà del mondo del Vino è sempre emozionante, entusiasmante, appassionante. E quando arrivano inviti di questo genere la risposta è sempre: arrivooooo!

È accaduto nell'ultimo giorno del mese di novembre. La location una Trattoria fiorentina che da sempre sa di vino : da Burde.

Gestita dalla famiglia Gori è oggi uno dei ritrovi dove riscoprire i piatti tipici come bistecca e trippa alla fiorentina, pappa al pomodoro, ribollita, antipasti toscani ecc…Ma non solo.

È un luogo straordinario della Firenze popolare e periferica dove dissipare il tempo di fronte ad un calice di buon vino consigliato da Andrea Gori, proprio lui uno dei sommelier più accreditati in Italia.

Un tradizionale luogo di ristoro per comuni avventori e/o clienti giornalieri, abituali in un luogo che definii Osteria culturale , quella del Tempo Perso dove ti dimentichi “che ora è”.

Quale luogo migliore per presentare una nuova realtà?

Nata dal sogno di 4 amici con “l'idea di dare voce alle piccole aziende familiari di eccellenza, portando alla luce tesori nascosti”.

Così la presentazione da parte di uno di loro: Luca Tommasini , fondatore e direttore commerciale di Winescom. Aiutato nella presentazione da   Livio Volteggiani che ricopre il ruolo di responsabile alle vendite.

Il catalogo, in rapida crescita, è già ricco sia di aziende italiane che internazionali”.

E sono state proprio quest'ultime ad essere presentate per la prima volta in questa occasione. Etichette provenienti da una Francia semi-sconosciuta (anche se le regioni sono quelle maggiormente vocate come Champagne ed Alsazia), da una Germania identificata con la

            Champagne

Mosella, da una Slovenia a rappresentare la moda corrente dei vini “macerati” e dal Portogallo con una zona conosciuta da pochi come Batoréu.

Una campionatura di cinque aziende che hanno risposto in pieno alle aspettative dei presenti:

- Champagne Sanchez da Vertus, Côte de Blancs che ha presentato un Tradition e l'Absolut;

         Alcuni vini presentati

- Mickael Moltes da Pfaffenheim, Alsace che ha presentato un Riesling e un Pinot Gris;

         Vino portoghese

- Weingut Werner da Leiwen-Mosella che ha presentato un Riesling 2020 e uno del 2018 da vigneti diversi;

- Vina Jure Š tekar da Kojsko-Slovenia che ha presentato un Tocai e una Rebula macerati;

- Agro-Batoréu da Aveiras de Cima Portugal che ha presentato un Arinto e un Red Blend di vitigni Touriga Francia e National.

Un'esperienza di viaggio enoico in dieci calici, sulla scia di vini vere e proprie chicche enoiche, che è andato oltre alla semplice degustazione in un contesto amichevole dove si sono incrociate storie sempre da raccontare.

Nei sorsi di vino, nei suoi colori, nei profumi intensi sprigionati, ho colto un mondo fatto di tradizione, attento studio, rispetto per la terra, fatica e soddisfazione.

Se aggiungiamo l'intrigante scoperta di valori culturali fondanti così come ricordati da Luca e Livio, il cerchio dell'emozione, entusiasmo e passione si è chiuso. Chapeau!

 

Urano Cupisti

 

 

 

 

 

 

 La vedova Pommery

Un luogo straordinario dove oggi, grazie alle esposizioni di arte contemporanea “Expéerience Pommery”, realizzate dagli artisti direttamente e appositamente nei tratti della cave aperta al pubblico, l'arte di fare perlage si incontra con opere atte a nobiliare il complesso di gallerie e cunicoli lungo ben 18 chilometri ad una profondità di trenta metri.

 Etichetta

Benvenuti da Madame Pommery.

Ogni anno nel mio vinovagare nella terra del perlage abbino alle mie visite sempre differenti, conoscitive dei territori, dei nuovi metodi di allevamento, costruzione dei vins Clair, spumantizzazioni, una visita doverosa alle Grandi Maison che hanno fatto la Storia di questo vino unico ed ineguagliabile . Quest'anno ho scelto la Maison Pommery.

“Qualitè d'abord”, la qualità innanzitutto, fu il motto di Madame Pommery, vedova anch'essa, quando nel 1858, prese le redini della Maison. Creò con grande successo il primo champagne “brut”, secco, dalla leggendaria annata del 1874 sconvolgendo la Londra vittoriana di allora.

Il mercato inglese era quello maggiormente di punta e la nostra vedova riusciva a portare il dosaggio zuccherino a 6/7 grammi litro. Lo champagne si produceva ancora dolce con tenori zuccherini che oggi classificheremmo extradry o addirittura dry.

Altra mossa vincente di Madame Pommery fu l'acquisizione di 120 cave sotterranee di gesso scavate in epoca romana (profonde oltre 60 metri), allora in periferia sud di Reims (oggi in centro città) che furono riempite fino alla profondità di 30 metri e collegate tra loro con cunicoli, passaggi, rese abitabili con diverse prese d'aria.

La visita è iniziata scendendo i 116 gradini che portano il visitatore direttamente alla massima profondità (30 metri con una umidità rilevata del 98%). Da qui è iniziato un percorso guidato che ha portato l'ospite, meglio definirmi turista, alla conoscenza di un mondo operativo “da miniera”, con luci tenue di candele o simili, carrucole con cesti che servivano a

 La bottega storica

trasportare i grappoli da premere con i Torchi e procedere con le tecniche conosciute allora.

Interessante è la storia della cava di Notre Dame, chiamata così per la presenza di una statua della Vergine, “Notre-Dame des Crayères” , posta a vegliare su questo mondo sotterraneo.

Nella profondità della grotta sono presenti tutte le condizioni per raggiungere al vino la maturità necessaria con un perfetto regolatore termico. Temperatura costante di 10°.

E mentre osservavo le opere d'arte poste di sala in sala, meglio dire di cava in cava, il silenzio veniva interrotto dal rumore dei carrelli elevatori trasportanti le bottiglie pronte per il remuage con i potenti gyropalet.

 
 

Interessanti i nomi dati alle singole grotte. Riportano nomi di città a significare i luoghi nel moNdo raggiunti dal marchio Pommery.

Impressionanti i numeri che selezionano da questi cunicoli: 25 milioni di bottiglie giacenti sui lieviti.

Discesa verso la cave nel gesso

La Storia recente ci racconta il “travaglio” di questa Maison. Nel 1990 entra a far parte della scuderia LVMH (acronimo Luis Vuitton, Moët, Hannessy a guida Moët). Successivamente, dopo diverse altre vicissitudini, è passata sotto il controllo del gruppo belga  Vranken presente sul mercato con numerose etichette come Desmoiselle, Charles Lafitte, Monopole Heidsieck e Barancourt.

Come dimenticare la Botte Foudre di É mile Gallé?

Foudre termine nato come unità di misura (indicava 1.000 litri), nel tempo ha assunto un significato più ampio : botte fatta su misura. 

Questa della Maison Pommery contiene ben 75.000 litri, equivalente a 100.000 bottiglie 0,75 .

Costruita nel 1903 per rappresentare la Maison all'Esposizione Universale di Saint-Louis nel Missouri (USA).

Lo scultore É mile Gallé ne realizza la parte frontale con al centro una giovane donna che emerge da un terreno di vigneti ricchi d'uva,

 La grotta a 30 metri sotto

rappresentante la Francia. La giovane donna tende un calice di champagne alla giovane America che cavalca la vecchia America. Altri elementi decorativi la testa di un indiano, una terza figura femminile (genio del commercio), la nave che ha trasportato il grande foudre, la Cattedrale di Reims ed infine la Statua della Libertà.

Oggi, la mastodontica botte dà il benvenuto al visitatore della Maison Pommery.

Dopo questa full-immersion nella Storia di questa Maison, il calice dello champagne Royale, bevuto sotto lo sguardo intimidatorio della vedova Louise, l'ho definito eccezionale. Influenzato? Direi di sì. Capoau!

Urano Cupisti

Visita effettuata il 3 ottobre 2022

Vranken – Pommery

Avenue de Champagne

Reims

 

 

Locandina dell'evento

Da sempre sono uno strenuo difensore del Vino come Arte. O meglio fare Vino è un Arte. E quando mi coinvolgono in serate, incontri dove l’Arte pittorica, scultorea, musicale viene avvicinata, accostata, equiparata al vino, mi esalto ricordando che…”Il vino è una vera e propria opera d’arte da ammirare e degustare in tutte le sue forme”.

Opera di Elia Inderle

È stato fonte d’ispirazione per molti artisti. Da sempre collegato alla figura dell’uomo come frutto del suo lavoro. Basti pensare al giovane Mozart che non riusciva a comporre se non aveva un calice di “marzemino” a portata di mano o il poeta Charles Baudelaire, poeta maledetto, che costruiva la sua poesia sull’alternanza di contrasti, passioni, sprofondando nell’abisso del dolore e del tormento e riusciva a superarli affidandosi al Vino al quale dedicò un Ode, L’anima del vino, dove descrisse il rapporto con una materia viva che riusciva ad innalzarlo, provvisoriamente, verso la vita.  

Il vino ha accompagnato e accompagna l’uomo in tutta la sua sfera sensoriale, (udito, vista, olfatto, tatto e gusto) e questo ha fatto in modo che l’arte lo descrivesse nelle diverse situazioni.

Pietrasanta, via del Marzocco. Evento promosso da ARTEARTI che si è posto lo scopo di mettere in relazione “tre mondi” che, seduti a tavola, hanno dialogato parlando di finanza, arte e cibo.

Nedo Mallegni, consulente di San Paolo Investimenti, presentando dati economici sul vino e arte si è soffermato sulle prospettive e opportunità per le aziende;

Nicola Rosi, presidente di Slow Food-Versilia, ha ricordato l’azione dell’associazione che promuove la conoscenza del territorio, delle materie prime, dei prodotti e produttori presentando in particolare  l’azienda biologica Le Vigne del Grillo;

Veronica Ferretti, storica dell’arte ed animatrice della serata. Partendo dalla Storia del Vino, le arti figurative dei Greci e Romani, le opere sacre del medioevo, l’esplosione rinascimentale in tutte le sue forme ha lasciato al sottoscritto il compito di “abbinare” opere pittoriche e scultoree presenti ai vini dell’Azienda Vigne del Grillo di Camaiore.

Artista: MASSIMO GARRONE

Opera di Massimo Garrone

Minimalista, ha lavorato nel cinema di animazione e per il regista Dario Argento.

Queste le opere presentate e gli abbinamenti :

  • scultura Bianco Gabberi
  • Astratto Ippocampo Bianco Gabberi
  • Orlando Furioso Bianco Gabberi
  • Astratto Rosso Prana
  • Chitarra Rosso Prana
    Agrigento di Gianfranco Meggiato

Artista: ELIA INDERLE

Informale pittore e scrittore presente quest’anno alla 59° Biennale di Venezia.

Queste le opere presentate e gli abbinamenti :

  • Astratto 1 Bianco Gabberi
  • Astratto 2 Rosso Matanna
  • Astratto 3 Rosso Barriccato

Artista GIANFRANCO MEGGIATO

Scultore astratto famoso per le sue installazioni monumentali, opere che gli sono valse il prestigioso PREMIO ICOSMOS/UNESCO per l’Arte.

Vini della Fattoria "Le Vigne del Grillo"

Le sue maggiori opere raccolte in un libro esposto per ammirarne la magnificenza. Sulla base di bellissime foto ho potuto procedere con gli abbinamenti:

  • Genes Syrah
  • Agrigento Syrah
  • Matera Prana

Il vino è riuscito ad abbinarsi con le opere presenti. Vino come motore del Mondo, in questo caso nettare per intenditori d’arte che sono riusciti a capirne il valore.

La conclusione della serata lasciata a Veronica Ferretti. “Esperienze che lasciano un ricordo nella memoria di tutti i presenti. Memoria come capacità di regalare emozioni e creare nuove relazioni tra settori diversi. Dimostrazione che possono lavorare insieme sinergicamente creando interazione con altre persone e nuovi legami”.

Connubio tra Arte e Vino. Chapeau!!!

 

Urano Cupisti

Montecarlo di Toscana

Lo dico da subito: sono un habitué, un frequentatore assiduo del Salotto che ogni anno ha luogo nel Borgo antico di Montecarlo di Toscana, all’interno di quella che è la Festa annuale del Vino.

Una festa come una volta. Quelle di cui la Toscana ne è piena. Serate da passare in allegria con canti, balli, cibo e tanto vino.

E il “salotto”, divenuto nel tempo “l’angolo elegante” della festa, come momento culturale con serate a tema nello splendido giardino dell’Istituto Pellegrini Carmignani in pieno centro.

Gnocchi di patate della Garfagnana

Nato dalla volontà di alcuni appassionati di vino montecarlesi, ancora oggi, tra una moltitudine di difficoltà, rappresenta un punto d’incontro per gli amanti del buon cibo e vino alla ricerca delle origini vuoi delle eccellenze culinarie locali, vuoi degli assaggi delle ultime annate proposte dalle aziende aderenti al Consorzio del Vino DOC di Montecarlo.

Ad accompagnarmi, come in tutte le edizioni alle quali ho partecipato, il mio carissimo amico nonché “gentiluomo del vino” Vasco Grassi.

Ex Presidente fondatore del Consorzio, ex direttore dell’azienda più conosciuta la Tenuta del Buonamico ma in particolare, “mente storica” del vino di Montecarlo.

Parlare con lui è come ritornare alle origini e riuscire a capire le “vere” fasi storiche che si sono susseguite in questa terra.

I Vini assaggiati

Sfatare i miti creati ad hoc e ricordare l’accaduto. Come per esempio, alla presenza delle famose “uve francesine” spesso ricordate come portate dai pellegrini che percorrevano la via Francigena.

“Quanto di più sbagliato che si possa dire e soprattutto scrivere” tuona Vasco nel ricordare che la viticultura moderna montecarlese ha un nome e un cognome preciso appartenente ad un periodo storico più recente: Giulio Magnani.

Marco Pardini

Fu lui, titolare della Fattoria Marchi-Magnani che nel 1870  partì alla volta della Francia per imparare dai “maestri” d’oltralpe, il modo per migliorare e rendere più moderni i vini di Montecarlo..

Fu allora che al ritorno cominciò ad allevare sulla collina montecarlese vitigni come  il Sauvignon Blanc, il Semillon, il Merlot, il Cabernet  Franc, il Cabernet Sauvignon, il Roussanne, il Syrah, il Pinot bianco e grigio.

Ed il locale Trebbiano assemblato con le uve francesine cominciò ad essere più elegante, morbido e profumato.

Quest’anno sono stato invitato alla serata dove il cibo ha visto come protagoniste la Patate della Garfagnana fornite dall’azienda Terre di Garfagnana di Piazza al Serchio, sapientemente preparate ed abbinate ad altre eccellenze culinarie dagli chef del Ristorante Lunardi’s. In abbinamento i vini di due aziende tra le più famose: Wandanna e Stefanini Tronchetti.

  • Terre di Garfagnana, realtà nella zona di Piazza al Serchio dove tra l’altro si coltiva la Patata garfagnina, una qualità particolare con caratteristiche salutari manifeste. A rappresentare l’azienda il giovane Mathias Bertolini che è riuscito nel proporre, insieme a questo tubero, le farine integrali macinate a pietra;
  • Ristorante Lunardi’s. Situato nel centro di Montecarlo, in Piazza Francesco Carrara di fronte alla Collegiata. Due fratelli, Giovanni e Francesco, una lunga gavetta in Australia e il rientro nella natia Montecarlo. Una cucina dagli ingredienti tradizionali, prodotti a chilometro zero, rivisitata in chiave moderna e una cantina fornitissima con etichette da tutto il mondo dove i vini locali hanno la priorità. Si sono superati nel preparare i piatti atti a valorizzare le patate garfagnine;
  • Wandanna, protagonisti antesignani della produzione vinicola Montecarlese, che ha partecipato con due vini, Terre de’ Cascineri Bianco 2020 e Terre de’ Cascineri Rosso 2020;
  • Stefanini-Tronchetti, impegno, dedizione, passione, amore in poche bottiglie prodotte. Ha presentato per l’occasione un vermentino (Gocce di Rugiada) e un rosato (Rosa di Notte)
    E co
Salotto del Vino

me in tutti i Salotti che si rispettano non è potuto mancare l’Ospite d’Onore: Marco Pardini, naturopata, esperto di etnomedicina ed etnobotanica che si è soffermato sulle numerose domande fatte da un pubblico molto attento ed interessato. In particolare quando ha presentato il suo ultimo libro Erbario poetico, storie d’erbe, alberi e altri incanti.

Festa del Vino, il Salotto del Vino e del Verde ovvero Montecarlo di Toscana in festa. Chapeau!

 

Urano Cupisti

 

 

 

 

 

 

 Franz Mulser

Franz Mulser, un simpaticissimo giovanottone vestito da tirolese, mi aspettava sulla strada che attraversa l’alpeggio dell’Alpe di Siusi con uno strano trabiccolo militare austriaco della seconda guerra mondiale. Di quelli che montano sui muriPuch Pinzgauer.

“Su al Gostner Schwaige sotto lo Sciliar (2.563 m) ti mostrerò cosa intendo per cucina alpina: un'intima combinazione di tradizione, natura e moderna leggerezza”. Così Franz mi ha dato il benvenuto.

Cosa ci facevo al Gostner Schwaige, nel bel mezzo dell’Alpe di Siusi, l’altopiano più esteso d’Europa? Tradizionale vacanza alpina? La scelta

 Vini assaggiati

delle Dolomiti per immergermi nella natura e fuggire dalla calca estiva delle spiagge?  Niente di tutto questo.

Mi sono ritrovato a 2000 metri di altezza a degustare VINO in un contesto di ampi prati, zone boschive, sentieri di montagna e di vetta;  un luogo speciale e decisamente diverso. Chapeau!

L’invito di quelli importanti: Elena Walch! 

Karoline e Julia mi avevano dato appuntamento, nell’ora del crepuscolo, per immergermi nell’immenso di un tramonto tra le guglie dello Sciliar e degustare alcuni vini particolari della Tenuta Walch. Quale circostanza migliore?

L’arrivo con il Puch alla Malga. Non mi è rimasto che aprire gli occhi e vedere quali doni ci offre la natura. Tutto da vedere, gustare e degustare.

Di nuovo Franz:” È dal 1990 che ho scelto di fermarmi in questo luogo dopo anni di formazione in giro per il mondo e proporre la cucina alpina:   Insalata di fiori e zuppa di fiori di fieno, succo di mela e tisana di montagna, i dolci dell’antica tradizione altoatesina e tante curiosità come le mezzelune alla farina di pere secche Al GOSTNER SCHWAIGE abbiamo un ampio giardino con molti fiori ed erbe aromatiche, alberi e cespugli. Tutto ciò che è umanamente possibile viene trasformato in succhi, tè, marmellate e molto altro”

E

 Il passito

dei vini ne vogliamo parlare? Alternativamente sono stati presentati da Karoline e Julia esaltando le peculiarità stesse negli abbinamenti.

  • Rosé 2021 20/26. Assemblaggio di Pinot Nero, Merlot e Lagrein. Ottenuto con metodo Saignée. Percorso in serbatoi inox. Perché 20/26? Perché Elena Walch ha voluto mettere in evidenza i 20° Babo del mosto e i 26° della fermentazione e…Le mie considerazioni: Giocato prevalentemente su tenui note fruttate e floreali con un gusto pulito e beverino. Eccellente, voto 90/100 (un gran voto per essere un rosé);

 

  • Pinot Bianco 2020. Le uve vengono pressate in maniera soffice ed il mosto subisce la chiarifica statica. Successivamente viene fermentato in serbatoi d' acciaio ad una temperatura controllata di 20°C. Il vino poi affina per alcuni mesi sui propri lieviti in contenitori inox. Le mie considerazioni: Al naso i profumi  fruttati con vaghe sensazioni salmastre mi hanno conquistato. Acidità e sapidità gli elementi che lo esaltano al palato con ritorni retrolfattivi. Ottimo, voto 89/100;

 

  • Chardonnay Castel Ringberg 2019. Pressatura soffice delle uve, con decantazione statica del mosto. La fermentazione avviene in barrique di legno
     Il Puch
    francese Allier. A fine fermentazione il vino viene lasciato sui propri lieviti (sur lie) e sottoposto settimanalmente alla „battonage“ per 6 mesi. Il vino matura per 10 mesi nelle barriques e per ulteriori 6 mesi in acciaio sui proprio lieviti. Le mie considerazioni: Chassagne-Montrachet o Chardonnay altoatesino? Splendido chardonnay proveniente da un “climat”, espressione di una trama vellutata e dotato di un incisivo finale sapido. Eccellente, 94/100;

 

  • ATON Pinot Noir Riserva 2017 La vendemmia si è svolta il 9 settembre 2017. Una volta giunte nella moderna cantina di fermentazione, le uve hanno subito il processo di diraspatura che lascia integri gli acini e successivamente  trasferiti per caduta, grazie alla forza di gravità, in piccole botti d’acciaio troncoconiche. A questa fase è seguita una macerazione a freddo della durata di 5 giorni e la fermentazione alla temperatura controllata di 23°, per ulteriori 15 giorni sempre nelle piccole botti d’acciaio. Il seguito caratterizzato da un periodo di 12 mesi in barriques di rovere francesi di media tostatura, periodo dopo il quale il vino ha riposato e maturato in acciaio per ulteriori 11 mesi. La lavorazione lenta e delicata è stata effettuata nel rispetto della qualità originale dell’uva e, seguendo lo stesso principio infine, il 22 agosto 2019, il vino è stato imbottigliato senza filtrazione per mantenerne l’eccezionale struttura e preservarne la naturale composizione colloidale. Durante i successivi 15 mesi di maturazione in bottiglia, “Aton” Pinot Noir Riserva 2017, ha continuato silenziosamente ad evolvere il suo potenziale sino ed essere pronto per la distribuzione avvenuta dopo il 4 ottobre 2021.  Le mie considerazioni:  Note speziate e di tabacco, felice versione che sfoggia un naso seduttivo e la
     Lo Sciliar
    trama al palato convive con una cesellatura sui tannini in un contesto spiazzante commovente. Eccellente, voto 94/100;

 

  • Vino Passito 1994. La vendemmia avviene a fine settembre ed i grappoli vengono posati su graticci in un locale ben areato dove appassiscono per 4 mesi. L’appassimento presenta una perdita di peso di circa due terzi. Anche gli zuccheri, gli aromi, l’acidità ed i tannini si concentrano. Dopo la fermentazione, che si svolge molto lentamente per un periodo di 6 settimane, avviene un lungo affinamento sui propri lieviti in acciaio per circa un anno, seguito da una lunga maturazione in bottiglia. Il contenuto zuccherino è cosi elevato che i lieviti non riescono a completare la fermentazione ed il vino rimane naturalmente dolce. Le mie considerazioni: Alleluia! Un passito che ha iniziato a farmi innamorare dal colore. Olfatto variegato intrigante e profumato. Sensazioni intense dal timbro speziato, fruttato, candito e dolcezze. Palato morbido dove una solida struttura acida e sapida mantengono l’equilibrio con le gentili note glicerlche. Eccellente, voto 94/100.

E con il calice in mano, contenente il Passito 1994, sono uscito dalla Malga a “contemplare le stelle”. Chapeau!

Urano Cupisti

Visita effettuata il 14 giugno 2022

Gostner Schwaige

Alpe di Siusi (Bz)

Cell:  347 8368154

This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

www.gostnerschwaige.com

 

 

 

Frammenti che orbitano qua e là, individuati, carpiti; li commento e condivido con voi.

La Riflessione!

 

L’estate impazza, la guerra continua, il covid si trasforma e colpisce ancora, l’inflazione cresce, i prezzi sono fuori controllo e la povertà aumenta. Previsioni? Nemmeno con la sfera di cristallo è possibile farle. Continuiamo a credere nella buona sorte, ad organizzare eventi, a cercare di difenderci meglio che possiamo. “Domani è un altro giorno e si vedrà”. Il riassunto dei Frammenti raccolti nel cosmo del Vino e dintorni. Purtroppo dobbiamo aprire con un lutto. Ci ha lasciato un giovane produttore della Valpolicella: Marco Accordini, 26 anni. Incidente in vigna. Chianti Classico Experience, arte, musica e teatro nel territorio del Gallo Nero. Maurizio Danese nuovo AD di VeronaFiere ovvero Vinitaly. Federdoc, Ricci Curbastro lascia dopo 24 anni, presto il nuovo Presidente. Cesare Cecchi confermato alla Presidenza del Consorzio Vino Toscana.

  

Frammento n. 1

 

L'incidente mortale

Cantina Negrar nella Valpolicella in lutto

 

Marco Accordini, figlio ventiquattrenne di Daniele Accordini, dg ed enologo della storica Cantina di Negrar (dove è nato l’Amarone), è venuto a mancare in un incidente mentre stava lavorando in campagna. Giovane neo-laureato in enologia, pronto a seguire le orme del padre. “Una tragedia immane che ci colpisce tutti”

 

 

Frammento n. 2

 

Meet Chianti Classico Experience.

 

Arte contemporanea diffusa nel territorio, concerti di musica classica in cantina, spettacoli di teatro contemporaneo nelle piazze e tante esperienze da vivere tra i filari del Gallo Nero. Tra il 9 luglio e la fine d’agosto il paesaggio chiantigiano dialogherà con l’Arte, la Musica, il Teatro, il tutto con degustazioni “open air” dove poter assaggiare il Chianti Classico direttamente dai suoi produttori. Per info: Ufficio Stampa Consorzio Vino Chianti Classico su FB, Twitter, Instagram.

 

Frammento n. 3

 

VeronaFiere ha il suo nuovo Amministratore Delegato.

 

Maurizio Danese nominato all’unanimità dal Consiglio di Amministrazione nel segno della continuità aziendale.  Già ai vertici della spa come Presidente dal 2015 a maggio 2022, assume la nuova carica così come previsto dalle modifiche allo Statuto volute dai soci e approvate nell’assemblea nel febbraio scorso. Buon lavoro.

 

Frammento n. 4

 

Riccardo Ricci Curbastro lascia Federdoc dopo 24 anni.

Giangiacomo Bonaldi

 

Tempo di cambiamenti ai vertici del mondo del Vino. Nuovo Consiglio d’Amministrazione della Federazione dei Consorzi del Vino, che ha eletto all’unanimità Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi. “È motivo di grande orgoglio per me ricevere una nomina così importante – dichiara Bonaldi – ma è soprattutto un’importante responsabilità e un impegno che intendo onorare al meglio, come Ricci Curbastro prima di me. Sono numerose le sfide che Federdoc dovrà affrontare nei prossimi anni, particolarmente in materia di sostenibilità e sicurezza per i consumatori, e abbiamo intenzione di raccoglierle con serietà e propositività, per proseguire nel migliore dei modi il lavoro di chi ci ha preceduto.”  Buon lavoro.

 

Frammento n. 5

 

Una riconferma: Cesare Cecchi Presidente del Consorzio Vino Toscana.

 

Cesare Cecchi

Nuovo Consiglio di Amministrazione e riconferma, per il prossimo triennio, del Presidente uscente Cesare Cecchi. Un nuovo Brend. Dopo i vari Consorzi settoriali ecco la novità: cercare di raggiungere il riconoscimento da parte del Ministero per avere piena operatività ed essere in grado di dare al Vino Toscana IGT la governance di cui ha bisogno per la sua tutela e valorizzazione. No Comment e Buon lavoro come agli altri.

 

 

 

Osservo, scruto, assaggio e…penso.  (urano cupisti)

 

 

 

 

 

 

 

© 2022 FlipNews All Rights Reserved